La guerra di delegittimazione
guidata con forza dall’Onu

ICC1

di Niram Ferretti –

Non avendo potuto distruggere Israele militarmente, gli arabi, dal 1967 in poi, hanno operato senza sosta per delegittimarlo attraverso una propaganda serrata che ha utilizzato a proprio favore tutti i mezzi a disposizione, tra i quali l’ONU, trasformato, dal 1967 in una catena di montaggio di risoluzioni contro lo Stato ebraico.

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Niram Ferretti

In questa guerra mediatica e diplomatica, Israele è stato soccombente in virtù di una macchina di delegittimazione globale che avrebbe fatto invidia al Terzo Reich, e di cui, dagli anni ’60 alla sua caduta, l’ex Unione Sovietica è stata parte indispensabile.

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Ultimo ingresso sulla scena in ordine di tempo è quello della Corte Penale Internazionale, la quale, dietro sollecitazione della clepotocrazia chiamata Autorità Palestinese, è giunta ora, dopo cinque anni, a stabilire che sussisterebbe una “base” per incriminare Israele di crimini di guerra relativi all’ultimo conflitto con Hamas del 2014. Crimini che riguarderebbero anche la presenza di insediamenti in Giudea e Samaria (Cisgiordania o West Bank), e la risposta armata di Israele ai tentativi di infiltrazioni jihadiste nel proprio territorio sovrano, avvenuta durante la cosiddetta Marcia della Pace del 2017-18.

Fatou Bensouda

Fatou Bensouda

La decisione espressa dalla Corte, nella persona del suo Procuratore Capo, la ghanese Fatou Bensouda è, con tutta evidenza, di natura eminentemente politica. Ora, si tratta di vedere se dall’indagine preliminare si passerà a un vero e proprio processo.

La Corte Penale Internazionale come quella di Giustizia dell’Aia non hanno alcuna giurisdizione su Israele, non avendo Israele mai firmato lo Statuto di Roma del 1998, tuttavia la Corte Penale può mettere sotto processo individui ritenuti, a suo parere, responsabili di reati. Questo significa che, se dopo l’istruttoria, di fatto ci sarà un processo, tutti i vertici dell’apparato di sicurezza e militare di Israele, nonché il Ministro della Difesa e il Primo Ministro, all’epoca dei fatti sotto esame, potranno essere perseguiti penalmente.

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L’iniziativa della Corte è stata fermamente respinta da Israele e dagli Stati Uniti (altro paese che pur avendo firmato lo Statuto di Roma sotto la presidenza Clinton, non lo ha di fatto mai ratificato).

Siamo al solito copione che va avanti da cinquantadue anni, con Israele messo sul banco degli imputati dagli arabi in virtù di complicità diffuse anche a livello di organi sovranazionali che dovrebbero essere teoricamente imparziali (risum teneatis).

 

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