La “guerra razziale”
e la campagna elettorale Dem

di Giulio Meotti –

Non lasciatevi ingannare da quello che sta succedendo in America e a cascata in alcune città europee. Non ha nulla a che fare con il razzismo, l’ingiustizia e la compassione. E’ pura politica da una parte e una forma di asservimento ideologico di massa dall’altra.

Giulio Meotti

C’è chi si batte per ragioni positive, credendo di lenire il razzismo e di dover correggere dei torti che sicuramente esistono in ogni democrazia, specie in una come quella americana dove la questione razziale è molto forte. Ma i più lo fanno perché nel branco si sta meglio, ci si difende da attacchi e ingiurie, si evita di pensare. Poi ci sono quelli che lo fanno per convenienza di carriera, attori, giornalisti…

L’uccisione di George Floyd

Io me ne frego e dirò come stanno le cose. Il poliziotto che ha ucciso George Floyd passerà il resto della vita in carcere. Il sistema americano non è quello cinese, dove al poliziotto che pesta altri cittadini si dà una medaglia. Sfortunatamente, chiunque non si sottometta alla narrativa dominante sarà chiamato razzista, suprematista bianco e fascista, e non per forza in quest’ordine.

Black Lives Matter, il movimento dietro le proteste, non si preoccupa dei neri. Non hanno mai protestato quando i neri sono uccisi da altri neri, anche se la più grande causa di morte negli Stati Uniti dai 15 ai 45 anni è … altri uomini di colore. Non hanno mai protestato contro i mercati della schiavitù di neri come in Mauritania o quando neri sterminano altri neri come in Sudan.

Thomas Sowell.

I media presentano la comunità afroamericana come un monolite, ma non lo è. Nessuno va mai a intervistare un pensatore di colore come Thomas Sowell. Per ogni 10.000 persone bianche arrestate per reati violenti in America, 4 sono uccise dalla polizia. Nel 2019, 49 persone disarmate sono state uccise dalla polizia. 9 erano neri. 19 erano bianchi. La probabilità che un nero sia ucciso dalla polizia è più o meno quanto quella di essere colpito da una tegola o da un fulmine uscendo di casa.

La polizia non è anti-nera, visto che circa il 20 per cento delle forze di polizia in America è nero (a Los Angeles il 50 percento è ispanico, ad Atlanta il 60 per cento è di colore e a Philadephia il 33 per cento etc…). Alcune delle città più povere e violente d’America hanno sindaci neri, governatori neri e consigli neri. Come Baltimora e Chicago.

Insomma, la realtà non è un edificante film in bianco e nero. Quanto ai Democratici, si interessano dei neri sei mesi prima di ogni elezione. Le città delle proteste sono feudi Dem da sempre. Si facessero un esame di coscienza. Trump fa la sua partita politica, ovvero serrare i ranghi della Main Street americana e bianca. I Dem fanno la loro, agitando la guerra razziale a fini elettorali.

Chi ci rimette è la società, la sua decenza, la nostra capacità di discernimento e cultura. La dimostrazione? Nella società che si dice aperta sta diventando sempre più difficile dire queste cose senza essere aggrediti verbalmente e fisicamente.

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