La Israele di Ben Gurion
“Verso un nuovo mondo”

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David Ben Gurion

di Giorgio Linda –

Non sono un critico letterario professionista, non sono imbeccato da alcun Editore né coinvolto in alcun Premio Letterario, sono semplicemente un lettore e da semplice lettore condividerò con voi le mie impressioni , positive o negative, su alcuni libri letti. Oggi: “La sfida di Israele – com’è nato lo Stato ebraico – David Ben Gurion- (Castelvecchi Editore)

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Giorgio Linda

“Nel lungo viaggio attraverso la Storia abbiamo conosciuto più sofferenze e più persecuzioni di ogni altro popolo, ma la nostra fede nel futuro, sia nostro  sia dell’umanità, non è stata scossa , né le nostre speranze oscurate.” In questa frase, forse non condivisa dalla totalità degli Ebrei, c’è tutta la grinta, il “disperato ottimismo”, la razionalità e il carisma del vecchio leone .

In questo suo libro David Ben Gurion dapprima ripercorre cronologicamente e in prima persona le vicende che hanno portato alla nascita di Israele corredandole di preziose informazioni di prima mano e di sue incisive riflessioni. Poi,una volta nato lo Stato di Israele, il libro si apre a previsioni e considerazioni sul futuro.

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Nella prima parte il giovane David sperimenta la cocente delusione dello spettacolo degli ebrei della prima aliah , che vivevano ora come effendi traendo il proprio reddito dal lavoro di manovalanza araba. Ma non si fa sopraffare dal pessimismo di Asher Ginsberg, il più grande pensatore dell’Ovevei Zion, il quale profetizzava “la popolazione rurale di Israele….sarà sempre una popolazione borghese, una minoranza colta …forte solo di intelletto e di ricchezza”.

Asher Ginsberg

Asher Ginsberg

Entrato ormai in politica, Ben Gurion accoglie con ottimismo di facciata l’accordo di amicizia sottoscritto il 3 gennaio 1919 da Weizmann e re Feisal, ma, come pure i firmatari, è ben consapevole delle insormontabili difficoltà pratiche che ne impedivano la realizzazione ed infatti “l’accordo non ebbe alcun valore pratico”.

Nel 1945 , al Congresso Sionista , si sente in dovere di gettare profetica acqua gelata sull’entusiasmo per la recente vittoria del Partito Laburista.  “ Anche se supponessimo che il Partito Laburista , giunto al potere, si attenga a quanto diceva quando era all’opposizione….dobbiamo tenere a mente che per noi il sionismo è una preoccupazione centrale, pressante e primaria, mentre per gli inglesi è solo un problema fra i tanti”.

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Il primo congresso sionista del 1945

C’è poi- prosegue- da considerare che una cosa è essere all’opposizione e una cosa essere al potere , infine bisogna tenere presente che la maggior parte dei funzionari permanenti e del personale del Ministero delle Colonie è fortemente antisionista. L’odioso atteggiamento del Primo Ministro Clement Attlee e quello sprezzante e iroso del Ministro degli esteri Ernest Bevin , gli daranno , ahimè , ragione. Seguono, descritti da Ben Gurion con precisione e con ferrea consequenzialità,  le vicende convulse che precedono la nascita dello Stato di Israele e poi quelle di quotidiano eroismo dei primi anni di vita del nuovo Stato.

Tanto nella prima che nella seconda parte colpiscono l’assenza di retorica, di autoincensamento, colpisce l’onestà intellettuale che non nasconde le paure, le indecisioni, non mistifica gli errori e non si nasconde le ragioni e il valore degli avversari.

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Le decisioni più difficili sono prese senza nascondersi le alte probabilità di insuccesso o la inesorabilità che alcuni, preziosissimi, giovani muoiano. Noi ,ormai abituati a decrittare il vero senso dei proclami politici dietro il fumo degli ossimori, della retorica, della reticenza depistante, rimaniamo colpiti dalla linearità dei discorsi di Ben Gurion, dalla sua sofferta sincerità e insieme dal suo coinvolgente, disperato-appunto-ottimismo.

Un esempio della oratoria di Ben Gurion? Eccolo. “Tanto in seno al governo , quanto in Parlamento, ci fu chi si oppose alla nostra evacuazione dalla Striscia di Gaza e dalla costa dello Stretto. Se qualcuno dei miei colleghi lo riteneva un errore, la responsabilità fu tutta mia ….Sono pronto  , in perfetta tranquillità, ad accettare il peso di questo “errore” di fronte alla Storia e al popolo ebraico, ma sarà il caso che spieghi …etc” Sembra di vederlo mentre scuote la bianca criniera con un peculiare movimento del capo.

Chiude il libro un capitolo, profetico e quasi messianico, dall’eloquente titolo “Verso un nuovo mondo” . E ancora una volta David vola alto, con una eloquenza stringente, lucida, razionale che entusiasma e che rattrista insieme per l’invitabile raffronto con il deprimente presente politico.

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