La lezione americana

Abu Bakr al-Baghdadi e Osama Bin Laden

Abu Bakr al-Baghdadi e Osama Bin Laden

di Maurizio Molinari –

L’11 settembre 2001 è il giorno in cui il terrorismo jihadista ha aggredito l’America nel tentativo di demolire i valori di democrazia e libertà dell’Occidente. È stato il momento di inizio del conflitto globale fra democrazie e terrorismo Islamico che da quel momento si è esteso, investendo più fronti e più Paesi: dal Medio Oriente al Nordafrica, dall’Europa all’Africa fino all’Estremo Oriente.

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Maurizio Molinar

È un conflitto temporalmente lungo perché l’ideologia che muove i jihadisti, da Osama bin Laden ad Abu Bakr al Baghdadi, affonda le radici nel miraggio di un Califfato fondamentalista intenzionato a sottomettere il Pianeta intero e, per quanto folle ci possa apparire, è un’idea che continua a mietere seguaci, fondi e complicità.

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Davanti a tale temibile e sanguinario avversario, che vede nella morte il suo strumento di dominio sul prossimo, l’arma più formidabile di cui le democrazie dispongono è l’esempio che ci viene da come New York e Washington reagirono all’epoca all’attacco degli aerei di linea trasformati in missili dal commando di 19 dirottatori di Al Qaeda. Davanti all’imponenza delle devastazioni ed al dolore per le quasi tremila vittime, gli americani si strinsero attorno alle vittime e ai soccorritori, misero le bandiere su ogni finestra e si riconobbero nel principio «United We Stand».

Ovvero fecero quadrato, come solo un popolo di pionieri sa fare, attorno agli stessi valori che i jihadisti avevano aggredito. È questa capacità di amare la vita e le libertà, rispettare lo Stato di Diritto e riconoscersi nella Costituzione – a prescindere da ogni divisione politica – che rende ancora oggi l’America un avversario imbattibile per qualsiasi terrorista. Come lei stessa ha avuto modo di percepire sostando lì dove 17 anni fa sorgevano le Torri Gemelle.

 (Lettere al direttore, Stampa)

 

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Giornalista