La lezione delle bandiere nere

A Tel Aviv, in piazza Rabin, migliaia di israeliani hanno protestato

A Tel Aviv, in piazza Rabin, migliaia di israeliani hanno protestato

di Gerardo Verolino –

Fabio Staiano, per “L’Iniziativa Repubblicana”, mi ha intervistato sul tema della libertà oggi in Italia. Un argomento quanto mai attuale, dopo l’emanazione, nottetempo e senza un voto del Parlamento, del decreto Conte del 10 Marzo scorso che restringendo, sensibilmente, le libertà personali dei cittadini, in nome dell’emergenza sanitaria, ha, di fatto, sospeso l’esercizio della democrazia nel nostro Paese che è stata, anch’essa, messa in quarantena, insieme a altri 60 milioni di cittadini rinchiusi nelle case. Ad un certo punto, il discorso è caduto su Israele, uno Stato che è in lockdown come l’Italia, ma dal quale, domenica scorsa sono arrivate le strepitose immagini di una manifestazione di protesta politica nei confronti del nascente governo di unità nazionale, grazie al tam-tam del movimento delle “bandiere nere” che ha visto confluire in piazza circa duemila persone (con mascherina, posto segnato a terra e a distanza di sicurezza).

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Gerardo Verolino

Le reazioni a quelle immagini degli italiani che, in questi mesi, avvolti nel clima securitario che si respira nel Paese e ingabbiati nel regime poliziesco soft che è stato imposto dal governo, sono state di sorpresa se non di sconcerto. Per gli italiani che, acquattati dietro le finestre dei loro balconi spiano, fotografano, denunciano via Facebook; e magari dileggiano, le persone che vedono per strada (“C’è troppa gente in giro” “Così non ne usciremo mai” “Chiamate la polizia”) l’idea che duemila cittadini israeliani possano essersi radunati in piazza, in un momento in cui loro sono rintanati nelle loro case in preda alla paura, appare inverosimile ed inconcepibile.

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Ma tante cose appaiono inverosimili a chi è accecato dalla paura. Per fortuna il governo d’Israele e la sua popolazione ci vedono benissimo. E sanno che non esistono momenti nella storia di una nazione in cui la democrazia può essere sospesa o accantonata, per nessun motivo. Neanche un’emergenza sanitaria può far venir meno i sacrosanti ed inalienabili diritti dei cittadini di manifestare il loro (civile) dissenso nei confronti di un governo.

Per uno strano paradosso gli Stati dove i cittadini sono scesi in strada a manifestare, cioè Israele e gli Stati Uniti, sono quelli che hanno adottato le misure di contenimento meno oppressive rispetto alle altre nazioni e dove la gente gode, normalmente, di maggiori libertà; e, paradosso nel paradosso, è poi nello scoprire che, a spingere la gente per strada, è il timore che, il governo, approfittando della confusione data dall’emergenza, possa approfittarne per attuare un colpo di mano legislativo e limitare i loro diritti. A dimostrazione, ancora una volta, che chi è abituato alla libertà è terrorizzato dall’idea di perderla e non vuole mollarne neanche un grammo.

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Quanta differenza con l’Italia, dove il governo, attraverso una legge tra le più restrittive mai attuate, si è messo al riparo da possibili contestazioni di piazza spegnendo sul nascere ogni possibilità di protesta, quando il governo d’Israele, raro esempio di democrazia, lascia invece libere le opposizioni (tra gli organizzatori dell’evento c’era anche l’ex ministro delle finanze Yair Lapid ) di scendere in piazza (anche) per criticarlo.

Così, alla fine, le immagini che sono rimbalzate in ogni parte del mondo, non hanno finito per provocare alcun imbarazzo al governo d’Israele dal momento che la manifestazione era contro la sua formazione; ma, si sono, invece, rivelate un grande spot sia per il governo, così come per lo Stato e per la società israeliana  che hanno offerto una brillante prova di civiltà e di democrazia.a. Dunque, mentre in Italia, le misure di contenimento così coercitive impediscono alla gente di poter manifestare in piazza, dando l’immagine all’esterno di un Paese retrogrado ed oscurantista, Israele, così tollerante verso le esigenze dei cittadini, offre l’immagine di uno Stato aperto e moderno.

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E non si dica che al governo d’Israele che permette, con tanta liberalità alla gente di manifestare in piazza, ci sono degli irresponsabili. Perché, grazie alla strategia messa in campo dal governo per contrastare la diffusione del covid 19, fatta di convivenza col virus (la famosa immunità di gregge), tamponi a tappeto agli automobilisti, sanificazione capillare dei luoghi pubblici e anche ai lockdown alternati (rigidi, ma non da Stato di polizia, e circoscritti in determinati periodi),

Israele è il Paese che ha il tasso di mortalità da coronavirus più basso al Mondo: lo 0,6% a fronte di un 12,6% dell’Italia. Il vero modello da esportare è quello israeliano che concilia democrazia, sicurezza e salute dei cittadini. E non quello di chi vuole imporre un modello da regime di Pinochet.

 

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