La lezione di Finkielkraut

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Alain Finkielkraut

 di Giulio Meotti –

Meravigliosa intervista del filosofo Alain Finkielkraut a Le Figaro: “Ci viene continuamente ripetuto che il 98 per cento dei pazienti contagiati dal coronavirus guarisce. Se la logica economica regnasse incontrastata, le nostre società avrebbero scelto di non agire: la maggioranza della popolazione sarebbe stata contagiata e avrebbe sviluppato l’immunità, sarebbero morti i più vecchi, i più vulnerabili, insomma le bocche inutili. Non abbiamo accettato questa selezione naturale.”

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Giulio Meotti

“Il confinamento – ha detto Alain Finkielkraut – è diventato sempre più stretto per evitare il sovraffollamento degli ospedali e di trovarsi nelle condizioni di scegliere quali malati curare: quello no perché è allo stremo, quello sì perché è giovane. Forse la guerra ci costringerà a queste pratiche selettive, come si sente dire, ma esse ci fanno orrore. La vita di un anziano vale quanto quella di una persona nel pieno possesso dei suoi mezzi. L’affermazione di questo principio egualitario nella tormenta che attraversiamo mostra che il nichilismo non ha ancora vinto e che restiamo una civiltà”.

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Louis Pasteur

È la storia di Louis Pasteur. La sua vita fu la dimostrazione che a liberare l’umanità dai virus non furono quelli che asfissiavano i malati nel materasso, ma che hanno attaccato la malattia e rispettato il paziente. Leggendo Finkielkraut mi sono ricordato del primo bambino con la rabbia curato da Pasteur, Joseph Meister.

Era il custode dell’Istituto Pasteur di Parigi quando i nazisti – quelli che i malati li asfissiavano – entrarono in città. Volevano profanare la tomba del suo maestro e Meister si oppose con tutte le sue forze. Si chiuse in una stanza e si uccise. Ha ragione Finkielkraut, si chiama civiltà. Speriamo ce ne resti sempre un po’

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