La lunga mano dell’Iran
dietro la notte di razzi su Israele

L’asilo d’infanzia israeliano colpito martedì mattina da proiettili di mortaio palestinesi sparati dalla striscia di Gaza

L’asilo d’infanzia israeliano colpito martedì mattina da proiettili di mortaio palestinesi sparati dalla striscia di Gaza

di Avi Issacharoff –

Le raffiche di razzi e colpi di mortaio sul sud di Israele sono state subito qualificate, dalle fonti a Gaza, come opera del gruppo terroristico della Jihad Islamica. In effetti, diverse ore dopo il lancio di quasi trenta proiettili di mortaio contro Israele, martedì mattina le Forze di Difesa israeliane hanno iniziato ad effettuare attacchi di reazione principalmente contro l’ala militare della Jihad Islamica. Il ruolo svolto della Jihad Islamica indica che stiamo assistendo a un tentativo da parte dell’Iran di innescare una guerra al confine meridionale di Israele, se la situazione dovesse continuare a deteriorarsi nel futuro immediato, il tentativo potrebbe anche riuscire. Già quelli di martedì hanno rappresentato attacchi contro obiettivi israeliani senza precedenti dai tempi della guerra anti-Hamas dell’estate 2014, con la conseguente massiccia risposta israeliana contro obiettivi terroristici nella striscia di Gaza.

Avi Issacharoff

Avi Issacharoff

Il fuoco di fila della Jihad Islamica era teoricamente finalizzato a vendicare la morte di tre suoi uomini, uccisi all’inizio di questa settimana dai soldati israeliani mentre tentavano di effettuare un attacco nella zona di Rafah. Quello è stato il pretesto, ma la natura e la portata dell’azione della Jihad Islamica – il pesante fuoco contro obiettivi civili in Israele – indicano che non era l’unica motivazione. È del tutto verosimile, piuttosto, che ci troviamo di fronte a una mossa dell’Iran, che cerca di far pagare a Israele un prezzo nel sud per i suoi raid contro le forze iraniane nel nord, al di là del confine con la Siria.

People stand in a kindergarten yard damaged by mortar shells fired from the Gaza Strip that landed near it, in a Kibbutz on the Israeli side of the Israeli-Gaza border, May 29, 2018. REUTERS/Amir Cohen

Dopotutto, è difficile credere che la Jihad Islamica, una fazione minore un po’ alleata e un po’ rivale di Hamas, finanziata e addestrata principalmente dagli iraniani, avrebbe mai avviato un’offensiva di questo tipo, con le drammatiche conseguenze che può comportare per Gaza, senza l’approvazione di Teheran. Israele ha più volte messo in chiaro, anche di recente, che ritiene un suo diritto di autodifesa intervenire liberamente in Siria contro il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Può anche darsi che a Teheran vi sia chi vuole impedire questi intervneti israeliani in Siria usando la striscia di Gaza, o che voglia incendiare il confine meridionale di Israele per distogliere in questo modo l’attenzione di Israele dal fronte settentrionale.

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Dove si inserisce in tutto questo Hamas, il gruppo terroristico che controlla la striscia di Gaza? Hamas è stata rapida ad accodarsi all’offensiva di lanci contro Israele. E nel pomeriggio di martedì le Forze di Difesa israeliane hanno preso di mira anche diverse strutture militari di Hamas. Tuttavia, resta il fatto che le attività di Hamas degli ultimi mesi, al di là della retorica, indicano che il gruppo non è particolarmente interessato a un’escalation, e Israele se ne rende conto. Più di una volta, nelle scorse settimane, Hamas ha frenato la potenziale esplosione in un conflitto a tutto campo, anche dopo che le sue forze erano state colpite. L’esempio più ovvio è stato il 14 maggio, il Nakba Day, quando una sessantina di palestinesi di Gaza sono morti nei violenti scontri al confine con Israele. Poco dopo Hamas ha apertamente riconosciuto che quasi tutti i morti erano suoi membri. Eppure quella sera ha ordinato lo scioglimento delle proteste al confine.

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Yahya Sinwar e Ismael Haniyeh

A quanto risulta, ultimamente i capi di Hamas, Yahya Sinwar e Ismael Haniyeh, sono stati coinvolti in vari contatti segreti, che interessano a intermittenza l’Egitto e separatamente il Qatar, con l’obiettivo di tracciare delle intese per un cessate il fuoco a lungo termine tra Hamas e Israele. Ma evidentemente ci sono altri attori – Jihad Islamica e Iran – che vogliono surriscaldare le cose.

Gli attacchi della Jihad Islamica contro Israele mettono in difficoltà Hamas anche agli occhi della gente di Gaza. Hamas sa che se le sue forze non impediranno la continuazione del fuoco della Jihad Islamica – con il ricorso alla forza, alle minacce o entrambe – c’è una notevole probabilità che Gaza si ritrovi ancora una volta in guerra con Israele. Ma se Hamas interverrà contro la Jihad Islamica, la sua immagine di “resistenza” contro Israele ne risulterà compromessa: rischierebbe di essere percepita come un’altra variante di “Autorità Palestinese”, disposta a collaborare con il “nemico sionista” in cambio di benefici taciti e/o economici.

(Times of Israel, Israelenet)

 

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