La mano dell’Isis
al confine di Gaza

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Le dimostrazioni di forza dei jihadisti affiliati all’Isis della parte settentrionale della penisola egiziana del Sinai fanno seguito a un recente allentamento della campagna militare contro di loro e rappresentano una mossa volta a riaffermare il loro controllo sulla popolazione civile locale. Lo affermano residenti, capi tribali e funzionari egiziani.

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Negli ultimi tre giorni i jihadisti dell’Isis nel Sinai hanno sequestrato quattro uomini accusati di collaborare con il governo, tre di loro nel corso di un raid impudentemente condotto nel bel mezzo di un mercato pubblico. Due dei sequestrati sono stati trovati uccisi, gli altri risultano tuttora dispersi. Secondo i funzionari egiziani, uno dei sequestrati assassinati è stato orrendamente mutilato e bruciato prima di essere finito a colpi d’arma da fuoco.

Abdel-Fattah el-Sissi

Abdel Fattah el-Sissi

Nel frattempo le donne che vivono nella zona vengono minacciate di punizione se non indossano il niqab (velo che copre anche il volto) e gli agricoltori sono costretti a pagare balzelli all’Isis con il pretesto della zakat, la donazione in beneficenza obbligatoria nell’islam. I jihadisti dell’Isis istituiscono posti di blocco, in particolare sulle strade intorno alla città di Rafah, al confine con la striscia di Gaza (controllata dagli islamisti palestinesi di Hamas). I passeggeri vengono costretti a recitare versetti del Corano per poter passare, stando a quanto riferiscono abitanti e capi tribali della regione. “Il messaggio che i jihadisti stanno diffondendo è terrificante – dice un capo tribale di alto rango – Il loro numero non è grandissimo, ma la campagna dell’esercito contro di loro si è fermata e i jihadisti sono tornati”.

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Queste violenze pongono una nuova sfida al governo del presidente egiziano Abdel-Fattah el-Sissi, chiamato a reprimere l’eversione guidata dall’ISIS nel nord del Sinai e a prevenire i suoi contraccolpi che a volte raggiungono il cuore stesso del paese.

Nel Sinai i terroristi islamisti prendono sistematicamente di mira gli abitanti cristiani, e hanno già causato la fuga di più di cento famiglie cristiane dalla città settentrionale di el-Arish. In un video-messaggio diffuso di recente, i terroristi dell’Isis nel nord del Sinai giurano che intensificheranno l’ondata di aggressioni contro la perseguitata minoranza cristiana: una minaccia che sottolinea un possibile cambiamento di tattica, con la scelta di prendere di mira i civili vulnerabili e più indifesi anziché i consueti obiettivi militari e della polizia del Cairo. Lo scorso dicembre un devastante attentato esplosivo rivendicato dall’Isis contro una chiesa nella capitale egiziana ha causato la morte di una trentina di persone.

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La parte settentrionale della penisola del Sinai, ai confini con la striscia di Gaza e con Israele, è un campo di battaglia almeno dal 2011, quando la regione sprofondò nell’illegalità dopo i 18 giorni di rivolte che portarono alla cacciata dell’autocratico presidente egiziano Hosni Mubarak. Ma l’azione dei jihadisti si è ancor più intensificata dopo che, nel 2013, i militari egiziani rovesciarono il presidente islamista Mohammed Morsi. El-Sissi, che all’epoca era ministro della difesa e guidò l’estromissione di Morsi, nel 2014 ha dichiarato lo stato d’emergenza in tutto il nord del Sinai.

Negli ultimi anni si sono verificati anche diversi casi di lanci di razzi dal Sinai contro Israele, mentre i jihadisti accusavano Israele di usare droni contro i loro miliziani.

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Una chiesa del Cairo devastata dall’Isis

Sono centinaia i soldati e gli agenti di polizia egiziani rimasti uccisi nel vero e proprio conflitto in corso nel Sinai, e centinaia le case lungo il confine con la striscia di Gaza che sono state rase al suolo dalle autorità egiziane nel tentativo di fermare i traffici attraverso i tunnel transfrontalieri legati a varie forme di scambi e cooperazione tra Hamas e Isis. Secondo un altro capo tribale, i jihadisti impongono gabelle alle persone che gestiscono i tunnel del contrabbando. A suo dire, i militanti dell’Isis “a Rafah fanno la bella vita”.

In una recente dichiarazione, El-Sissi ha detto che l’Egitto è determinato a “eliminare gli elementi terroristici nel nord del Sinai e a sradicare il terrorismo”, e ha definito la tattica di prendere di mira i civili come “un atto di vigliaccheria e un piano perverso volto a erodere la fiducia dei cittadini nello stato e minare l’unità nazionale”.

(YnetNews)

 

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