La mediazione di Macron
Hariri, “tornerò a Beirut”

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di Leonardo Martinelli –

All’apparenza rilassato, stretto nel suo completo blu e con il solito gel tra i capelli, Saad Hariri, premier libanese dimissionario, si è rivolto ieri ai giornalisti, uscendo dall’Eliseo. Non ha chiarito i dubbi principali al suo riguardo: era sincero il 4 novembre scorso, quando ha rinunciato al potere? O è stato obbligato dalle autorità saudite, da sempre il riferimento politico (e di business) per la sua ricca famiglia? Hariri, però, una cosa l’ha detta: ritornerà a Beirut «nei prossimi giorni e al più tardi mercoledì», per le celebrazioni della festa nazionale. E spiegherà in quel momento, «dopo aver incontrato il presidente Michel Aoun», se manterrà le sue dimissioni o meno.

Leonardo Martinelli

Leonardo Martinelli

Aveva da poco terminato di pranzare con Emmanuel e Brigitte Macron, accompagnati da Lara, la consorte del premier libanese, e dal figlio maggiore, Ossam, venuto da Londra, dove studia. Mancavano i due più piccoli, Abdelazziz e Lulwa, rimasti in Arabia Saudita, «perché lì sono a scuola», ha specificato un diplomatico francese. Ma è possibile lasciare due figli adolescenti a Riad in tale contesto? Ancora un lato oscuro di questa storia.

Hariri ha ringraziato Macron e «la Francia, che ha mostrato ancora una volta quanto sia grande il suo ruolo nel mondo e nella regione».

2017-11-18T155151Z_856030882_RC144C9D8C10_RTRMADP_3_LEBANON-POLITICS-HARIRI-MACRON-kd2B-U11011077080621EyH-1024x576@LaStampa.itUna cosa è certa. «Invitando» Hariri (è il termine utilizzato, specificando «il primo ministro» e non un ex), Macron è riuscito a sbloccare una situazione che si stava avvitando su se stessa. Hariri ha potuto lasciare Riad, in mezzo ai sospetti che lì fosse un prigioniero, ma con il passaggio da Parigi, «invitato» dai francesi, si è riusciti a non far perdere la faccia al principe Mohammed bin Salman, uomo forte in Arabia Saudita, che sarebbe all’origine delle dimissioni, volute per protesta contro il peso crescente di Hezbollah (e dello suo sponsor Iran) sul Libano. La Francia ha fatto giocare le buone relazioni con Riad e pure un rapporto «passabile» con Teheran.

©PHOTOPQR/LE TELEGRAMME/François Destoc - 18/01/2013 LANESTER (56) Jean Yves Le Drian Ministre de la Défense à la base des Fusiliers Marins et Commandos pour assister à une présentation des Forces Spéciales French special units from the army, in Lanester, north western France, on jan 18th 2013 with defence minister Jean Yves Le Drian

Jean Yves Le Drian

Ma giovedì Jean-Yves Le Drian, ministro francese degli Esteri, in Arabia Saudita a gestire direttamente l’affaire, si era visto costretto a criticare le «tentazioni egemoniche dell’Iran».

E il giorno dopo Macron aveva invitato Teheran «a una strategia regionale meno aggressiva» e a «rivedere il suo programma balistico». La risposta degli iraniani non si è fatta attendere: ieri, stizziti, a dire sostanzialmente che non c’è nulla da rivedere e che Parigi si faccia i fatti suoi.

Sigmar Gabriel

Sigmar Gabriel

Sempre scivoloso intervenire su questa intricata vicenda libanese. Lo sanno bene anche i tedeschi. Il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel aveva accennato giovedì alla possibilità che Hariri fosse prigioniero a Riad. Ebbene, ieri, per protesta, l’Arabia Saudita ha richiamato il suo ambasciatore da Berlino.

(Stampa)

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