“La mezzaluna sciita”
che armava Hamas e Hezbollah

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di Benny Morris –

A Gerusalemme e a Tel Aviv, sede del quartier generale della Difesa e dell’Intelligence israeliano, si è tirato un sospiro di sollievo, e ci si è scambiati forse troppi sorrisi quando è giunta la notizia che gli Stati Uniti erano riusciti, con un attacco mirato, a eliminare Qassem Soleimani, il leggendario capo delle forze Quds, unità delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Finora non ci sono state indiscrezioni su un possibile coinvolgimento israeliano nell’operazione.

Benny Morris

Benny Morris

Le forze Quds, che operavano sotto il diretto comando di Soleimani sin dal 1998, gestiscono tutte le attività di intelligence, eversione e diffusione dell’ideologia rivoluzionaria khomeinista fuori dalla Repubblica islamica. Pare che nel 2008 lo stesso Soleimani avesse dichiarato a funzionari americani di «controllare di persona la politica iraniana riguardante Iraq, Libano, Gaza e Afghanistan».

Da allora, sicuramente, avrà incorporato anche Siria e Yemen sotto la sua «giurisdizione», e con ogni probabilità sarà stato direttamente coinvolto nelle operazioni iraniane nel Golfo persico, come il sabotaggio delle petroliere straniere e le ripetute aggressioni contro gli impianti petroliferi dell’Arabia Saudita nel corso degli ultimi mesi.

A demonstrator holds the picture of Qassem Soleimani during a protest against the assassination of the Iranian Major-General Qassem Soleimani, head of the elite Quds Force, and Iraqi militia commander Abu Mahdi al-Muhandis who were killed in an air strike in Baghdad airport, in Tehran, Iran January 3, 2020. WANA (West Asia News Agency)/Nazanin Tabatabaee via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY. - RC2B8E9B1L21

Dai leader politici di Teheran, Soleimani aveva ricevuto l’incarico ad ampio raggio di consolidare la «mezzaluna sciita», quella fascia di territorio sotto il controllo sciita che si estende tra Iraq, Siria e Libano e che garantisce all’Iran un corridoio di terra e d’aria verso il Mediterraneo. Questo significava che avrebbe potuto agevolmente piazzare forze militari terrestri e aeree direttamente sul confine Nord e Nord-Est di Israele: una minaccia esplicita.

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Durante gli ultimi cinque anni, l’Iran ha gradualmente installato basi militari in grado di formare, armare e dirigere forze sciite locali in una Siria devastata dalla guerra civile; ha armato inoltre l’organizzazione guerrigliera e terroristica sciita libanese, Hezbollah, e rifornisce le milizie (sunnite) di Hamas nella Striscia di Gaza.

Secondo stime israeliane, Hezbollah oggi dispone di un arsenale di 130.000 missili, composto in maggioranza da vecchi razzi Katyusha, ma non mancano missili più accurati a medio e corto raggio. Proprio come voleva Soleimani, questo è servito da deterrente per Israele, che dal 2006 non ha più attaccato Hezbollah — e serve ancora da deterrente.

Secondo gli analisti più esperti, Soleimani è stato uno stratega di primissimo ordine e un architetto brillante di operazioni di intelligence ed eversione, abilissimo nell’organizzare il suo manipolo di fanatici delle forze Quds (pare che l’organizzazione disponga di un organico di sole 3.000 unità), che gestivano operazioni anti israeliane e anti americane sia in Medio Oriente che altrove.

L’utilizzo di effettivi filo-iraniani è sempre stato il principio fondamentale delle Quds, e difatti nelle decine di attacchi dell’aviazione israeliana in Siria negli ultimi anni hanno perso la vita centinaia di combattenti sciiti locali, pochissimi iraniani.

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La morte di Soleimani con ogni probabilità non cambierà la politica iraniana in Medio Oriente. Il suo successore, o successori — ci vorranno forse diversi ufficiali per ricoprire tutti i ruoli riuniti nella sua persona — proseguirà nell’intento di rafforzare la «mezzaluna sciita», di trasformare l’Iraq in un vassallo dell’Iran, e di sostenere Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza. Ma qualcosa forse è cambiato, e drasticamente.

Nei primi mesi del 2008, i servizi segreti israeliani erano riusciti ad eliminare Imad Moughniye in un sobborgo di Damasco, utilizzando un esplosivo sofisticato nascosto nella ruota di scorta del suo Suv. Moughniye, responsabile della morte di centinaia di americani e israeliani negli anni Ottanta e Novanta, era la mente dell’intelligence di Hezbollah e ricopriva un ruolo simile a quello svolto da Soleimani in Iran. Difatti, i due uomini avevano spesso collaborato e gestivano il contrabbando degli armamenti tra Teheran, Siria e Libano.

A giudicare dal fallimento di diversi interventi di Hezbollah al di fuori dei confini libanesi dalla morte di Moughniye sembrerebbe che l’organizzazione non abbia ancora trovato un degno sostituto, anche dopo aver nominato un certo numero di ufficiali a capo dei vari settori di cui si occupava personalmente Moughniye. La stessa cosa potrebbe accadere in Iran dopo la scomparsa di Soleimani. I 23 anni da lui trascorsi alla testa delle forze Quds gli avevano dato una visione a tutto campo e una vastissima esperienza operativa che i leader di Teheran troveranno difficile da rimpiazzare a breve. L’eliminazione di questo personaggio potrebbe davvero aver salvato un gran numero di vite umane.

(Corriere della Sera)

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