La mostrificzione del dissenso
e il gusto della libertà

di Pierluigi Battista –

Non solo in America, ma in tutto l’Occidente e in Italia, si assiste a una brutale ipersemplificazione fanatica in cui i detentori di un presunto Bene deformano e mostrificano opinioni dissenzienti, e solo perché sono dissenzienti. Ci sono giornalisti che si dimettono dai loro giornali, ultimi i casi di Bari Weiss dal New York Timese di Andrew Sullivan dal New York Magazine, perché si sentono soffocare in quelle che un tempo erano tribune della libera discussione ma che rischiano di stravolgere la loro natura per diventare luoghi sigillati di fanatismo e di intolleranza, dove il dissenso è considerato un disvalore e la libertà d’espressione, soprattutto di espressione di idee diverse e non conformi, liquidata come un impedimento al dominio dei nuovi dogmi.

Pierluigi Battista

Non solo in America, ma in tutto l’Occidente, e anche in Italia, si assiste a una brutale ipersemplificazione fanatica in cui i detentori di un presunto Bene deformano e mostrificano opinioni dissenzienti, e solo perché sono dissenzienti.

Bari-Weiss

Si smarrisce il valore liberale dell’aperto conflitto di idee, che è il fondamento stesso di una comunità democratica e pluralista, dello scontro leale tra opinioni distanti. Nelle università si cancellano testi classici della cultura letteraria perché violerebbero i canoni del «safe space», cioè del divieto di parlare apertamente di temi e di argomenti che potrebbero offendere la sensibilità degli studenti e delle studentesse.

Andrew-Sullivan

Ciò che dovrebbe essere essenziale per l’università, la capacità critica di misurarsi con argomenti controversi e plurali, viene cancellato tramite l’infantilizzazione del corpo studentesco, da proteggere e rinchiudere in una prigione mentale pur di non affrontare temi scabrosi o «scorretti».

Salman Rushdie

Basta dare un’occhiata a Twitter per notare la crescente disabitudine al dibattito, all’anchilosi delle capacità critiche, al riemergere di pulsioni autoritarie che non perdono il loro carattere odioso solo perché si ammantano di fraseologie e retoriche apparentemente progressiste.

Margaret-Atwood

Invece di rispondere agli argomenti diversi, si mette a tacere chi li propone delegittimandone l’immagine, imbastendo un barbarico processo alle intenzioni che cancella la discussione e si trasforma in una lugubre parodia di un tribunale del popolo, nella condanna sommaria, nel linciaggio mediatico, nell’intimazione al silenzio, all’autocensura. 150 intellettuali in America, da Salman Rushdie a Margaret Atwood, hanno lanciato l’allarme e denunciato la deriva totalitaria in cui rischiamo di perdere, con il pensiero critico, il gusto della libertà.

 

(Corriere della Sera)

 

 

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