La nakba ebrea di cui nessuno parla

1949 profughi ebrei appena giunti in Israele dallo Yemen

Profughi ebrei appena giunti in Israele dallo Yemen nel 1949

 di Ben-Dror Yemini –

La Dichiarazione Balfour non fu un fulmine a ciel sereno. Non fu il frutto di qualche occulto potere sionista, né del solito capitale ebraico. Per capirlo bisogna guardare al contesto storico più ampio. Era in corso l’ultimo anno della prima guerra mondiale: tempi caratterizzati principalmente dalla dissoluzione degli imperi e dal risorgere dell’idea nazionale. La fine di ogni epoca imperiale porta con sé un’ondata di movimenti di liberazione nazionale. La dissoluzione dell’Impero austro-ungarico, così come quella dell’Impero Ottomano, diede vita a nuovi stati nazionali e allo spostamento di molte frontiere.

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Ben Dror Yemini

La liberazione nazionale, praticamente ogni liberazione nazionale, comportò costi pesanti. Intere popolazioni vennero trasferite, di solito con la forza, per conferire sostanza all’idea di sovranità nazionale. Non fu un caso isolato. Successivamente anche la dissoluzione dell’Unione Sovietica avrebbe portato alla creazione di una serie di stati nazionali. E lo scioglimento della Jugoslavia, uno stato multinazionale, avrebbe portato alla nascita di sette entità nazionali, e a pulizie etniche su vasta scala.

Jules Cambon

Jules Cambon

Diversi mesi prima della Dichiarazione Balfour, il diplomatico del Ministero degli esteri francese Jules Cambon aveva inviato una lettera al leader sionista Nahum Sokolow in cui affermava: “Sarebbe un atto di giustizia e di riparazione aiutare, con la protezione delle potenze alleate, la rinascita della nazione ebraica nella terra da cui il popolo d’Israele venne esiliato secoli fa”.

Woodrow Wilson

Woodrow Wilson

Prima di promulgare la Dichiarazione Balfourl, la Gran Bretagna si era coordinata con la Francia e gli Stati Uniti. Due mesi dopo la Balfour, il presidente americano Woodrow Wilson pubblicò i suoi Quattordici Punti ispirati al diritto all’autodeterminazione. In altri termini, riconoscere il diritto all’indipendenza, alla libertà e alla sovranità di ogni comunità che era stata sotto dominio imperiale. L’idea di liberazione nazionale e di stato nazionale è un’idea anti-imperiale. È vero che nell’epoca attuale vanno crescendo voci post-nazionali e anti-nazionali, anche dentro il piccolo Israele, ma queste voci non devono fondarsi su una debole memoria storica.

Nahum Sokolow

Nahum Sokolow

Il sionismo è stato un movimento nazionale, uno dei tanti, che saltò sul carro di quell’idea, esattamente come fecero i migliori esponenti del mondo arabo, che perseguirono sovranità e indipendenza sulla base dello stesso principio. Ma a differenza di altri popoli che costituivano una minoranza nazionale in un determinato territorio, gli ebrei erano una minoranza nazionale sparsa in molti stati e sotto diversi imperi.

Ci fu un momento nella storia, subito dopo la Dichiarazione di Balfour, in cui la nazionalità ebraica e la nazionalità araba condivisero interessi comuni. La cosa si tradusse nell’accordo Faisal-Weizmann del 1919.

Efraim Karsh

Efraim Karsh

In un recente articolo, lo storico Efraim Karsh si sofferma sull’accettazione da parte araba e musulmana della Dichiarazione Balfour e dell’idea di nazionalità ebraica. Anche Talaat Pasha, uno dei governanti del declinante Impero Ottomano che si sarebbe trasformato nello stato nazionale turco, espresse sostegno al diritto ebraico a una sede nazionale in Terra d’Israele/Palestina.

L’argomento principale degli oppositori della Dichiarazione di Balfour è che essa avrebbe ignorato le aspirazioni nazionali degli abitanti non-ebrei del paese. In che non è esatto. Innanzitutto, la Dichiarazione stessa proibisce di “fare qualunque cosa che possa pregiudicare i loro diritti civili e religiosi”. E poi le aspirazioni nazionali arabe avrebbero trovato espressione nel quadro del grande stato arabo che tutti i leader arabi dell’epoca, a partire dall’emiro Faisal, puntavano a istituire in gran parte del Medio Oriente. Cinque anni più tardi, dopo che la Dichiarazione Balfour era stata ufficialmente adottata dalla Società delle Nazioni, venne presa la decisione di creare un’altra entità – la Transgiordania – nelle terre a est del fiume Giordano governate da quel Mandato Britannico che doveva favorire la nascita di una sede nazionale ebraica.

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Una seconda spartizione ebbe luogo nel 1947 (ad opera delle Nazioni Unite) e la parte a ovest del fiume Giordano venne a sua volta suddivisa tra gli ebrei e gli arabi di Palestina. Il diritto nazionale degli arabi venne dunque rispettato, e venne realizzato in tutti gli stati vicini. Un riconoscimento che si applicava anche agli arabi che successivamente sarebbero stati indicati come palestinesi.

Ma il mondo arabo impedì l’attuazione di quel diritto. Quelle terre caddero nelle mani dei paesi arabi. Dopo la guerra del ’48 non c’era “l’occupazione”. Eppure nel periodo dal 1949 al 1967 non venne creato nessuno stato palestinese. Quindi l’affermazione che gli arabi di Palestina vennero ignorati dalla Balfour e dalle scelte internazionali che ne seguirono è senza fondamento.

New York Times 16 maggio 1948 Ebrei in grave pericolo in tutte le terre

New York Times 16 maggio 1948 “Ebrei in grave pericolo in tutte le terre”

È vero che ci fu quella che gli arabi chiamano una nakba (disastro): durante la guerra scatenata dagli stati arabi contro il neonato Israele, la maggior parte (ma non tutti) gli arabi palestinesi sfollarono, fuggirono o, in alcuni casi, vennero espulsi. È un fatto che si registra in quasi tutti i conflitti nazionali, e se è accaduto ai palestinesi è anche a causa del rifiuto arabo di qualsiasi compromesso, in particolare del rifiuto del piano di spartizione.

Il discorso sulla sorte toccata agli abitanti arabi della Palestina deve essere inquadrato nel contesto della realtà e degli standard della prima metà del XX secolo: un’epoca durante la quale – tra primo e secondo dopo-guerra – centinaia di milioni di persone ottennero la liberazione e l’indipendenza nazionale, e decine di milioni subirono una sorta di nakba, inclusa la nakba subita dagli ebrei cacciati dai paesi arabi. Porre le cose nel loro giusto contesto storico non dovrebbe impedire una soluzione del conflitto. Al contrario, riporterebbe il conflitto nella sua collocazione reale.

(YnetNews, Israelenet)

 

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