La politica estera
del Diderot del jet set

Bernard Henri Levy

di Niram Ferretti

Con un jet privato (e con che cosa se no?) arriva aTripoli BHL, non si sa se con valige di LV o un set di YSL. In ogni caso arriva. Scende dall’aereo lasciando il Crystal Rosè al fresco insieme al Beluga e non viene accolto proprio benissimo.

Niram Ferretti –

Diretto a Tarhuna, a sud-est di Tripoli, le milizie lealiste di Serraj aprono il fuoco contro il suo convoglio. Fortunatamente per lui non si fa nemmeno un graffio.

Nel 2011 il filosofo sempre abbronzato e dalla camica bianca perennemente slacciata era già stato in Libia. Ci era stato per difendere i diritti umani.

E per che cosa se no? Gli intello francesi sono sempre a difesa dei diritti umani, da Voltaire in poi. Ma non solo per questo, dichiarò, infatti, che voleva che i musulmani vedessero “Un ebreo difendere i liberatori contro una dittatura, mostrare fraternità”.

Fayez al Sarra

Al suo ritorno da Bengasi, il Diderot del jet set, molto vicino a Nicolas Sarkozy gli disse che non c’era altra soluzione in Libia se non quella di togliere di mezzo il dittatore. Solo così avrebbero potuto imporsi nel paese gli ideali dell’Illuminismo.

Khalifa Haftar

Non contento, successivamente, in un documentario autocelebrativo del 2012 da lui diretto (sì, è anche regista), “Il Giuramento di Tobruk”, raccontò il suo ruolo decisivo nell’avere fatto togliere di mezzo Gheddafi.

Quindi, se la logica non fa cilecca, dobbiamo anche a BHL l’attuale situazione in Libia. Che i miliziani di Serraj gli abbiano dato il benvenuto, visto che lo zazzeruto ex playboy è un sostenitore di Hafter, non deve sorprendere più di tanto. O sì?

 

 

 

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