La politica estera del M5S
Amici dei macellai, nemici di Israele

Locandina Facebook del segretario agli esteri Manlio Di Stefano

di Giovanni Sallusti –

l Movimento Cinque Stelle è un partito-burla, e proprio per questo ogni volta che tracima dal recinto della commedia all’italiana e si esercita sul piano globale finisce in tragedia. La geopolitica vista dai server della Casaleggio e Associati ha una sola, indiscutibile, granitica costante: vale tutto, basta stare coi nemici dell’Occidente. Neocomunismi tecnocratici come la Cina, satrapie islamiste come l’Iran, ultime lande del socialismo reale come Cuba e Venezuela. Già, il Venezuela.

Giovanni Sallusti

In questi giorni la nomenclatura grillina sta tentando una missione impossibile: scavalcare con un disinvolto silenzio gli interrogativi sul presunto finanziamento illegale ricevuto dal regime allora retto da Hugo Chavez, quando un anno fa pavoneggiava la propria diversità rispetto al presunto finanziamento russo alla Lega. Peraltro, questo caso sarebbe assai più scivoloso, visto che Chavez e il suo successore Maduro sono due macellai incalliti avvezzi ad affamare il proprio popolo e ad imbastire proficue collaborazioni col narcotraffico e col terrorismo internazionali, anzitutto in chiave anti Usa.

Il ministro di Maduro per l’Europa, Yvan Gil, con la delegazione M5S il 13 febbraio 2019 a Roma

Il Grande Satana, l’incubo del terzomondismo 2.0 dei leaderini pentastellati, altrettanti habitué dell’ambasciata cinese a Roma. Però, a pensarci, c’è uno Stato, un’eccezione vivente, che al Movimento sta fin più sol gozzo dello Zio Sam. Israele, l’unica democrazia del Medio Oriente. Qualcosa da sempre inaccettabile per la sinistra filocoranica, e a maggior ragione oggi per la sua filiazione trash, la congrega a Cinque Stelle.

Mai Al Kaila e Roberto Fico

C’è una lunga storia di spettacolarizzazioni anti-israeliane, dal presidente della Camera Fico che riceve con tutti gli onori Mai Al Kaila, ambasciatrice della Palestina che sui suoi social glorifica come “martiri” e “fratelli” i terroristi, all’invito a Montecitorio recapitato a Omar Barghouti, il fondatore del movimento per il boicottaggio dello Stato ebraico.

Il vicepresidente della Commissione Esteri del Senato Vito Rosario Petrocelli ha deciso però di scalare questa speciale classifica, e di uscire dalla propria dimensione di Carneade utilizzando un classico del bagaglio politico grillino, la gaffe.

Vito Rosario Petrocelli

‘omonimo di Crimi ha pensato bene di fare lo spiritoso al termine di una videoconferenza con l’ambasciatore israeliano Dror Eydar. «Lasciamo questo incontro senza sapere se Israele è una minaccia nucleare», ha scandito bullesco, immaginiamo dando di gomito al vicino di banco e sentendosi una versione lucana di Arafat.

Piccolo particolare: la linea era ancora aperta, e dall’apparecchio è subito partita la replica del diplomatico. «Questo è il problema dell’Italia, che deve capire qual è la realtà del Medio Oriente. Non è questa la domanda giusta, noi dobbiamo difenderci, questo è il punto, 80 anni dopo l’Olocausto». Una lezione di storia in due frasi che potrebbe comprendere perfino Petroncelli (di cui la Lega ha chiesto immediate dimissioni): Israele è l’unico Stato al mondo circondato da vicini che lo considerano abusivo, una blasfemia della storia, un cancro da rimuovere dalle mappe.

Striscione dei sostenitori del M5S a Livorno

E quindi persino confortante che Israele detenga la bomba, per i suoi abitanti ma anche per noi, affezionati a questa nostra fetta di mondo démodé e consapevoli che come ricordava Ugo La Malfa «la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme», perché fi premono i suoi nemici principali, i sicari della sharia. Che evidentemente per proprietà transitiva piacciono invece agli strateghi della politica internazionale pentastellata (il pasdaran Di Battista del resto invitò ad “elevare ad interlocutori” gli sgozzatori dell’Isis).

Di Maio e Di Stefano bloccati al confine di Gaza

Il capogruppo in Commissione Esteri del Movimento Gianluca Ferrara ha poi provato a mettere una toppa allo sfondone del collega, perfino peggiore del buco: «Siamo rimasti sinceramente delusi dall’audizione dell’ambasciatore di Israele.

Ha trattato con sufficienza una commissione parlamentare, accusando a più riprese l’Italia e l’Europa di non capire le ragioni di Israele nel rifiutare il dialogo con i palestinesi». Qualcuno dovrebbe leggergli il preambolo dello Statuto di Hamas: «Israele sarà stabilito e rimarrà in esistenza finché l’islam non lo ponga nel nulla». Poi ne riparliamo, di chi davvero rifiuta il dialogo. Ma sarebbe politica estera, e non (pessimo) cabaret.

 

  (Libero)

 

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