La propaganda e le bugie
dell’occupazione israeliana

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di Niram Ferretti –

Va detto subito, a scanso di equivoci, l’offensiva che da cinquanta anni si combatte contro Israele è un’offensiva sostanzialmente lessicale, cioè propagandistica, in cui la realtà dei fatti è stata sostituita, come in tutti gli apparati propagandistici, dalla fiction. Goebbels che se ne intendeva assai bene di protocolli propagandistici lo chiariva programmaticamente, “La propaganda deve limitarsi a un piccolo numero di idee e ripeterle instancabilmente, presentarle sempre sotto diverse prospettive, ma convergendo sempre sullo stesso concetto. Senza dubbi o incertezze. Da qui proviene anche la frase: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

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Niram Ferretti

Quando i propal affermano che “Secondo il diritto internazionale” Israele occuperebbe illegalmente i territori della Giudea Samaria, Cisgiordania, o West Bank, mentono. Il diritto internazionale, diversamente dal diritto interno, non è emanato da nessuna autorità centrale e sicuramente questa autorità non è rivestita dall’ONU.

“Occupazione” è un termine che manda in fibrillazione tutti gli avversatori e demonizzatori di Israele perché suggerisce che l’esercito israeliano che si trova in Cisgiordania occuperebbe territori che apparterrebbero ai palestinesi espropriati.

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La vulgata degli ebrei ladri di terra è irresistibile, sollucchera, riporta alla memoria altre accuse del passato, criminalizzazioni passate alla storia: avvelenatori di pozzi, profanatori di ostie, sacrificatori di bambini, deicidi. Il repertorio nero antisemita ruota da secoli intorno a poche ma ben rodate idee.

I territori della Cisgiordania o Giudea e Samaria, questo il loro nome storico, non hanno alcun detentore sovrano essendo passati dopo la fine dell’impero Ottomano agli inglesi per il periodo del Mandato sulla Palestina.

Di seguito, nel 1922, il Mandato stabilì inequivocabilmente che gli ebrei avrebbero potuto dimorare in tutti i territori a occidente del fiume Giordano. Il testo del Mandato fu fatto proprio dalla allora Società delle Nazioni, l’ONU odierno, e non è mai stato abrogato nelle sue disposizioni generali.

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Trangiordania

Ma gli inglesi, come è sempre stata loro abitudine, variarono gli accordi a seconda di come tirava il vento. Ridussero progressivamente il territorio che avrebbe dovuto essere inizialmente degli ebrei regalando alla tribù hashemita la Trangiordania.

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Con il primo Libro Bianco del 1922 l’esclusione della Transgiordania per un futuro insediamento ebraico venne sancita formalmente. A seguito della rivolta araba del 1936 la Gran Bretagna costituì una apposita commissione, la Commissione Peel, per fornire un resoconto delle cause della rivolta e fornire suggerimenti.

L’esito della Commissione Peel relativamente alla questione territoriale della Palestina Mandataria fu quello, nel 1937, di proporre di assegnare agli ebrei meno del 20% del territorio mentre l’80% sarebbe stato assegnato agli arabi. A questa proposta, la più vantaggiosa che avrebbero mai ricevuto, gli arabi dissero di no.

di “presenza militare

Applicando come sempre il principio del dividi et impera, la Gran Bretagna si era riorientata in senso filoarabo già nel 1930, come testimonia il secondo Libro Bianco del 1930 che si proponeva di frenare la costituzione del focolare ebraico in Palestina.

Il terzo Libro Bianco del 1939 (dopo che quello del 1930 era stato annullato in virtù delle forti proteste delle organizzazioni sioniste), di fatto metteva una pietra sopra la proposta avanzata dalla Commissione Peel, abbozzando l’ipotesi di un futuro stato palestinese a sovranità araba che si sarebbe costituito nell’arco di dieci anni.

1947, l'Assemblea Generale dell'ONU

L’Assemblea dell’ONU approva nel 1947 la Risoluzione 181

Nel 1947, l’Assemblea Generale dell’ONU approvava la Risoluzione 181 la quale, trasgredendo la lettera del Mandato Britannico per la Palestina del 1922, stabiliva che un futuro Stato arabo (attenzione, non “palestinese”, i palestinesi avrebbero fatto la loro comparsa ufficiale sul teatro della storia nel 1964) avrebbe compreso anche la Giudea e la Samaria.

L’Agenzia ebraica accettò a malincuore questa privazione poiché era riuscita a salvare in extremis il deserto del Negev che il Dipartimento di Stato americano voleva concedere agli arabi. Chi fu totalmente contrario in campo sionista fu Menachem Begin, il quale riteneva che essa espropriasse gli ebrei di un territorio che gli spettava.

 

Piano di ripartizione del 1947

Piano di ripartizione del 1947

Tuttavia, la Risoluzione 181 non è mai entrata in vigore, poiché gli arabi la rigettarono e preferirono dichiarare guerra a Israele allo scopo di annientarlo. La Giordania invase i territori, cacciò da essi gli ebrei presenti e nel 1951 se li annesse abusivamente fino al 1967 quando, a seguito della Guerra dei Sei Giorni, Israele li catturò. Va aggiunto che secondo il regolamento dell’ONU, le risoluzioni emanate dall’Assemblea Generale non sono legalmente vincolanti. Lo possono essere solo quelle emanate dal Consiglio di Sicurezza in base al Capitolo 7.

 

Da allora esiste sui territori una presenza militare israeliana, nello specifico, dopo gli Accordi di Oslo del 1993-95, nella cosiddetta Area C. L’Area A è sotto piena tutela palestinese mentre l’Area B è a tutela mista. Solo l’Area C è di pieno controllo israeliano.

di “presenza militare

Si può dunque parlare di “presenza militare”, di “vigilanza”, di “tutela territoriale”, ma certo non di “occupazione” nel senso distorto che è stato promosso negli ultimi cinquantun anni, ovvero di presenza abusiva su un territorio conculcato ai suoi legittimi possessori, come è stato il caso, per esempio dell’occupazione nazista su buona parte dell’Europa durante la Seconda guerra mondiale (ma molti altri casi si possono citare).

Sono le parole, false o vere, che plasmano la realtà. Il linguaggio della menzogna ha unicamente lo scopo di deformarla.

 

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