Ecco l’ultima beffa
La proposta di “pace” di Hamas

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di Giuseppe Crimaldi –

Un rinsecchito ramoscello d’ulivo nella mano sinistra e i missili Qassam nella destra. Non certo nuovi ad atteggiamenti levantini mascherati da proposte di pace, ecco che i dirigenti di Hamas ci riprovano. L’organizzazione palestinese al potere nella Striscia di Gaza ha approvato una modifica del suo programma politico dicendosi pronta ad accettare “la creazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967”.

Hamas leader Khaled Meshaal uses his mobile phone in his office in Doha November 29, 2012. Meshaal said the de facto recognition of a sovereign Palestinian state won by his rival Mahmoud Abbas should be seen alongside Gaza's latest conflict with Israel as a single, bold strategy that could empower all Palestinians. Meshaal said the short war which claimed 162 Palestinian lives and five Israelis was concluded on terms set by the Palestinian Islamist movement and ended its isolation, creating a new mood that could lead to reconciliation with Abbas's Fatah. Picture taken November 29, 2012. To match Interview PALESTINIANS-MESHAAL REUTERS/Ahmed Jadallah (QATAR - Tags: POLITICS) - RTR3B1NG

Khaled Meshaal

Lo riporta Al Jazeera, precisando che nel documento Hamas “non riconosce lo Stato di Israele”.

Nello stesso testo – aggiunge l’Associated Press – Hamas prende le distanze dai Fratelli musulmani, proclamandosi un “movimento islamico indipendente”.

Si rivede dal suo dorato esilio a cinque stelle, Khaled Meshaal, uno che non sopporta il lezzo insopportabile del lerciume in cui ha fatto sprofondare il suo popolo, preferendo alle strade sterrate dei sobborghi di Gaza la più comoda sistemazione in alberghi e ristoranti di lusso. Consapevole del buco nero nel quale si è infilato ormai da anni propugnando una politica suicida, e conscio del disastro politico palestinese che non trova più spazio né consensi in un quadro medioriientale sempre più impazzito e frantumato, il leader di Hamas tenta la mossa disperata che dovrebbe rompere il proprio isolamento internazionale.

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Peccato che lo faccia lanciando una proposta che nasce già morta e alla quale nessuno crede. Leggete bbene queste parole, artifizio logico e lessicale di chi odia Israele e gli ebrei: «Senza compromettere il suo rifiuto dell’entità sionista – dice Meshaal – Hamas considera l’istituzione di uno Stato palestinese totalmente sovrano e indipendente, con Gerusalemme come capitale lungo la linea del 4 giugno 1967, con il ritorno dei rifugiati e degli sfollati nelle loro case da cui sono stati espulsi, come una formula di consenso nazionale». Chiacchiere.
Una proposta-barzelletta, tanto più perché nel suo documento Hamas insiste nel non rinunciare al suo obiettivo di «liberare tutta la Palestina» e chiarisce che la sua lotta è contro il «progetto sionista», non contro la religione dell’ebraismo, distinguendo in questo modo tra gli ebrei che credono nell’ebraismo e gli israeliani sionisti che occupano le terre palestinesi. L’approvazione del documento è giunta poco prima che in Israele si aprissero le celebrazioni per il 69esimo anniversario della nascita dello Stato ebraico.
Israele ha rigettato la dichiarazione di Hamas e l’ha definita «fumo negli occhi», precisando che l’organizzazione palestinese al potere nella Striscia di Gaza continua a perseguire il suo obiettivo che è la distruzione di Israele. E per fare la pace, quella vera, bisogna essere almeno in due.

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista