La “provocazione del muro”
Il Libano cerca l’incidente…

La pista di pattugliamento israeliana al confine con il Libano

La pista di pattugliamento israeliana al confine con il Libano

Il Consiglio Superiore di Difesa del Libano ha annunciato mercoledì d’aver ordinato al proprio esercito di impedire a Israele di costruire un muro difensivo lungo il confine fra i due paesi. Il Consiglio ha affermato che se Israele costruirà il muro di confine su quello che Beirut considera territorio libanese, il fatto sarà considerato un atto di aggressione. “Garantiamo alle forze armate il sostegno politico per agire contro qualsiasi aggressione israeliana ai confini di terra e di mare – si legge in una dichiarazione del Consiglio libanese – La barriera israeliana sul nostro confine costituisce una violazione della nostra sovranità e della risoluzione 1701. Continueremo ad agire ad ogni livello, sia regionale che internazionale, per opporci e impedire a Israele di costruire il muro di separazione”.

Il Consiglio Superiore di Difesa del Libano

Il Consiglio Superiore di Difesa del Libano

La risoluzione 1701 del 2006 è quella che, fra l’altro, vieta la presenza di milizie armate come Hezbollah nel Libano meridionale, una disposizione totalmente disattesa da parte libanese. Il Consiglio Superiore di Difesa libanese è guidato dal presidente Michel Aoun e comprende, fra gli altri, il primo ministro Saad Hariri e i ministri della difesa, degli affari esteri, della finanza, degli interni e dell’economia.

Dal 2009 la regione d’Israele al confine con il Libano ha subito almeno nove gravi infiltrazioni terroristiche. Israele ha avviato opere di rafforzamento della barriera di confine con rete metallica, filo spinato, sensori, pannelli di cemento e torrette di avvistamento fortificate. Gerusalemme afferma che questo cosiddetto “muro” sorge interamente su territorio sovrano d’Israele. Il governo libanese sostiene che in diversi punti la barriera passa su territorio che appartiene al Libano benché si trovi sul lato israeliano della Linea Blu, quella tracciata dall’Onu come confine internazionale fra i due paesi dopo il ritiro d’Israele dal Libano meridionale nel maggio 2000.

Yuval Steinitz

Yuval Steinitz

Il ministro israeliano dell’energia Yuval Steinitz ha sottolineato che Israele cerca una soluzione diplomatica alla disputa con il Libano sui confini di terra e marittimi, ma ha avvertito che qualsiasi eventuale aggressione sarà fronteggiata con la massima determinazione.

“Penso che sia Israele sia il Libano sono interessati a una soluzione diplomatica – ha detto Steinitz mercoledì a YnetNews – Ma non dovrebbero fare minacce, e sicuramente non devono cercare di infiltrarsi nelle nostre acque territoriali. Se, Dio non voglia, venissimo attaccati, la risposta sarebbe molto più severa, rapida e inequivocabile che in passato”.

Già martedì i massimi dirigenti del Libano avevano promesso di agire per impedire a Israele di procedere con il rafforzamento della barriera di confine. Prima di loro, analoghe minacce erano state formulate a gennaio dal capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, sostenuto dal presidente Michel Aoun che si è spinto ad affermare che “il Libano non considera la Linea Blu come il confine definitivo” ma solo “una misura temporanea” adottata dopo il ritiro di Israele.

Giacimenti di gas offshore israeliani e area contesa con il Libano

Giacimenti di gas offshore israeliani e area contesa con il Libano

Il Libano ha aperto anche una disputa con Israele sul confine marittimo in una zona di mare di circa 860 km quadrati che si estende lungo il bordo di tre dei cinque blocchi (con giacimenti di gas) per lo sfruttamento dei quali il Libano ha bandito gare d’appalto all’inizio dell’anno scorso. A dicembre Beirut ha approvato l’offerta per due blocchi da parte di un consorzio della francese Total, dell’italiana Eni e della russa Novatek. Uno dei blocchi aggiudicati, il Blocco 9, sconfina nelle acque territoriali rivendicate da Israele. Steinitz ha detto che Israele è disposto ad accettare una mediazione americana per risolvere la questione in modo diplomatico. “In passato c’era stata una mediazione internazionale sulla questione – ha spiegato – e nel 2013 eravamo vicini a un compromesso, ma l’intera faccenda è crollata all’ultimo minuto”. Il ministro israeliano dell’energia ha tuttavia sottolineato: “Sia ben chiaro, lo stato d’Israele è una nazione forte e siamo pronti a difendere le nostre acque territoriali economiche, le nostre piattaforme e i nostri impianti di gas”.

Caschi blu dell'Unifil nel sud del Libano, vicino a un poster che inneggia al capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah

Caschi blu dell’Unifil nel sud del Libano, vicino a un poster che inneggia al capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah

La Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) sta cercando di calmare le tensioni promuovendo colloqui tra i rappresentanti delle Forze di Difesa israeliane e le loro controparti nell’esercito libanese. Dal canto suo il gruppo terroristico sciita libanese Hezbollah martedì ha iniziato a diffondere materiali di propaganda contenenti chiare minacce a Israele. “In realtà non abbiamo aspettato queste minacce esplicite – ha commentato il ministro Steinitz – La sicurezza e la protezione dei nostri impianti energetici, e in particolare delle piattaforme del gas, sono in cima alla nostra lista di priorità”. Steinitz ha detto che nonostante le minacce di Hezbollah, Israele continuerà a trivellare per il gas. “Dobbiamo aprire le nostre fonti energetiche, in primo luogo i grandi giacimenti di gas che abbiamo trovato nel mar Mediterraneo – ha spiegato – È importante non solo per ragioni economiche e geopolitiche, ma anche per ragioni diplomatiche: la nostra capacità di vendere gas all’Europa”.

Amos Yadlin

Amos Yadlin

Secondo Amos Yadlin, ex capo dell’intelligence militare israeliana, oggi direttore dell’Institute for National Security Studies dell’Universtà di Tel Aviv, Hezbollah sta semplicemente cercando di trovare altri pretesti per attaccare Israele. “Gli iraniani e Hezbollah – spiega Yadlin – stanno progettando la costruzione di una fabbrica di missili di precisione in Libano. Hezbollah non può giustificare la cosa di fronte alla popolazione libanese e sta cercando altre ragioni con cui poterla motivare. Una di queste ragioni è il giacimento di gas, l’altra è la barriera difensiva che Israele sta costruendo sul confine”. Yadlin respinge l’idea che il muro di confine israeliano venga costruito su territorio libanese. “La realtà – spiega – è che finora la rete di confine eretta da Israele non correva sempre esattamente sul confine stabilito dall’Onu nel quadro della risoluzione 425 nel 2000. In alcuni tratti, per ragioni tecniche, la recinzione correva all’interno del territorio israeliano per cui tra essa e il vero confine s’era creata una striscia di terra chiamata enclave, che i libanesi si sono abituati a considerare loro anche se in realtà è nostra. La barriera si trova senza ombra di dubbio a sud della Linea Blu segnata dall’Onu. Hezbollah sta cercando di creare una controversia di confine che non esiste, e lo stesso stanno facendo con il campo di gas offshore”.

(YnetNews, Israelenet)

 

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