La “repressione educativa”

di Niram Ferretti –

C’è un testo del 1965, che ci consente di comprendere meglio di molti altri, il panorama attuale. Si tratta di “Tolleranza Repressiva” di Herbert Marcuse. No, non è il reperto archeologico di una stagione che fu, il manifesto frusto delle contestazioni sessantottine. Il suo dettato informa lo Zeitgeist. Per Marcuse, come è noto, alla società liberale e capitalista era consustanziale un impianto totalitario che impediva agli esseri umani di giungere alla loro piena consapevolezza di alienati e di repressi.

Niram Ferretti

Cosa fare? avrebbe detto Lenin. Marcuse è esplicito. “Lo sforzo per contrastare questa deumanizzazione deve cominciare nei luoghi di ingresso, là dove la falsa coscienza prende forma (o meglio: è sistematicamente formata-deve cominciare con il fermare le parole e le immagini che alimentano questa coscienza)”.

Il sistema educativo. Il “liberatore” dalla falsa coscienza inculcata dall’apparato repressivo, lo gnostico che porterà i deietti a conoscere la verità che è loro sottratta dagli arconti che presiedono al sistema, sa quanto è importante il linguaggio, perchè senza linguaggio non si dà realtà da esprimere.

Vladimir Ilič Uljanov, Lenin

Ogni vero dominatore deve, se vuole dominare, ricreare il linguaggio e così facendo riconfigurare la realtà. Nessuno ha saputo spiegarlo in modo più efficace di George Orwell.

A questo punto scatta la repressione da parte degli eletti. Bisogna inevitabilmente fare venire meno la tolleranza nei confronti di quelle idee, di quei gruppi e di quei movimenti che promuovono la visione reazionaria e alienante che deve essere sostituita con quella affrancante. Ovvero, la visione che “promuove politiche aggressive, il militarismo, lo sciovinismo, la discriminazione sulla base della razza e della religione, che si oppone all’estensione dei servizi pubblici, la sicurezza sociale, le cure mediche, ecc.”

Come si fa a essere tolleranti con costoro? La sinistra ha il dovere di esercitare la propria intolleranza, le è garantito il lasciapassare. Il programma di liberazione deve necessariamente fondarsi sull’educazione, o meglio, maoisticamente, sulla rieducazione.

Herbert Marcuse.

Questo, comporterà una fase in cui “potrebbero essere necessarie nuove e rigide restrizioni su insegnamenti e pratiche negli istituti educativi, che per la loro stessa natura servono allo scopo di rinchiudere la mente nell’universo consolidato del discorso e del comportamento…”

Per opporsi a questa chiusura della mente, quella repressiva consustanziale al sistema liberale-capitalista, Marcuse teorizzava la discesa in campo di una avanguardia di studenti, insegnanti, intellettuali, il cui scopo doveva essere quello di arrivare a sopprimere l’apparato di idee “regressive” e “inumane” al fine di preparare le condizioni dell’affrancamento.

George Orwell

Oggi, a distanza di 54 anni questo programma marcusiano è stato in buona parte realizzato in ambito non solo accademico, ma culturale e informativo in generale. Certo, l’emancipazione, la società disalienata, non si è realizzata, il sistema liberale e capitalista è ancora in piedi, ma va bene, questa resta la cifra utopica, l’ideale.

La fiaccola dei contestatori degli anni ’60 oggi è passata agli antirazzisti, ai demolitori di statue, ai giustizieri sociali, agli ambientalisti fondamentalisti. A loro è passata anche la consegna di imporsi nell’agone pubblico condannando chiunque osi dissentire come complice della struttura repressiva, ingiusta, quella contro la quale la repressione educativa deve agire.

 

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