La resa di Hollande
Il fallimento della grandeur

eliseo

di Giuseppe Crimaldi

Forse è vero, come ha confidato ai suoi fedelissimi ieri sera un mesto François Hollande, che il potere gli interessa meno della politica. Di certo, la rinuncia alla ricandidatura per l’Eliseo è molte cose insieme: un ritiro dignitoso, la presa d’atto che la sua sarebbe stata una missione impossibile, la resa di fronte alle pressioni interne del partito socialista e — infine — un abbandono terminale di fronte all’evidenza. Nessun presidente era arrivato a un così basso livello di consenso, nessun presidente ha mai rinunciato a correre per un secondo mandato, tranne George Pompidou, sconfitto dalla malattia.

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Così, l’uomo della gauche che ambiva a raccogliere l’eredità di Mitterrand, esce di scena con un laconico annuncio televisivo, accolto quasi con sollievo dalla sua famiglia politica e con un misto d’ironia e commiserazione da parte degli avversari e dell’opinione pubblica.

Politica a parte, le domande restano. Incapace di aver saputo governare il più antisemita dei Paesi europei, l’inquilino dell’Eliseo getta la spugna. Gli sono dovuti – nonostante tutto – gli onori delle armi. Nonostante tutto. Nonostante la cecità, sua e non solo sua (il maggiordomo, che è sempre il colpevole, abita al ministero dell’Interno…) rispetto alla resa della Francia all’offensiva dei suoi stessi figli di religione islamica. Da Charlie Hebdo al Bataclan il passo è breve.

Dove fosero Hollande, il ministro dell’Interno (?) Cazeneuve, Valls e la bella compagnia di tango parigina mentre le banlieu andavano in fiamme e si rivoltavano, resta un enigma. Le bollicine dello champagne spesso danno alla testa, e non fanno sconti a nessuno, nemmeno se veste la grisaglia di governo. Champagne di governo. Dove fossero i servizi segreti mentre i fratelli Chaouky – due mezze calze che da contrabbandieri e spacciatori di droga e prodotti contraffatti si sono poi trasformati in algidi killer al soldo del terrorismo islamico – non è dato sapere.

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Manue Valls

Hollande, insomma, se fosse una temperatura del meteo risulterebbe “non pervenuto”. Lui, il Capo di un Paese che continua a esprimere il più vergognoso sentimento antiebraico senza mai essere intervenuto per bloccare la deriva antisionista, oggi paga il dovuto dazio. Giusto che sia così. E in un mondo che finalmente si accorge che la globalizzazione, la caduta dei confini nazionali, lo sradicamento delle radici europee e occidentali in nome del buonismo terzomondista, il risorgere degli egoismi nazionali, i crediti offerti a costo zero a un certo come Erdogan, il doppiogiochismo della Russia, l’assenza durata otto-anni-otto di un vero presidente degli Stati Uniti: ecco, tutto questo oggi viene incarnato dagli occhi bassi di Hollande. Medita Europa, medita….
Chi prenderà in mano il Partito socialista francese? Manuel Valls? Quando la carogna giace ormai morta nel deserto gli avvoltoi volano bassi. Sia quel che sia. Ma dietro la resa di Hollande c’è la bandiera bianca issata da un intero Paese. La Francia. E l’Europa, che resta a guardare.

 

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista