La resurrezione del governo

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Benny Gantz, Benjamin Netanyahu

di Giordano Stabile –

Il colloquio fra Benjamin Netanyahu e Benny Gantz è stato surreale. Il generale è andato nella residenza del premier israeliano, ancora chiuso nelle sue stanze per la quarantena. E’ restato nel giardino, a debita distanza dalla finestra aperta dello studio. I due rivali, che si sono sfidati per tre volte di seguito nel giro di un anno, si sono parlati fino a tarda sera ad alta voce, a volte gridando. Ma alla fine hanno risolto quasi tutti i nodi che ancora impediscono di formare un governo di unità nazionale. Soprattutto il più importante, l’annessione di un terzo della Cisgiordania, in base al piano americano, che potrà essere conclusa prima dell’estate, a patto che ci sia il pieno appoggio Usa e di «altre istituzioni internazionali», una clausola aggiunta da Gantz per coinvolgere in qualche modo anche l’Onu.

Giordano Stabile 2

Giordano Stabile

Ad un passo dall’intesa L’epidemia di coronavirus ha complicato le trattative, almeno dal punto di vista logistico, ma in qualche modo le ha anche facilitate. Lo Stato ebraico non può permettersi più un governo senza una maggioranza alla Knesset, come è stato dal febbraio dell’anno scorso, di fronte alla più grave crisi sanitaria globale da un secolo a questa parte.

Knesset

Netanyahu e Gantz hanno messo da parte veti e diffidenze e adesso sono a un passo un’intesa che vedrà il leader del Likud ancora alla guida dell’esecutivo per 18 mesi, per poi cedere il posto all’ex avversario.

Resta ancora lo scoglio del ministero della Giustizia, che Netanyahu vuole mantenere sotto il suo controllo. Ci dovrà essere un compromesso sul «meccanismo di nomina dei giudici» per evitare colpi di mano da parte di un premier che a fine maggio dovrà affrontare il processo per corruzione e abuso di ufficio.

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Yariv Levin

Un altro punto da risolvere è il ministero degli Esteri, che dovrebbe andare a Kahol Lavan, il partito di Gantz. L’ex generale ha subito la scissione dei centristi di Yair Lapid, contrari alla grande coalizione, ma ha quasi concluso la fusione con i Laburisti, che gli apporteranno tre deputati alla Knesset.

A questo punto Gantz potrebbe rinunciare alla presidenza della Knesset, appena conquistata, a favore di un moderato del Likud, Yariv Levin, e ottenere in cambio l’incarico da vicepremier e il ministero degli Esteri. Tutti i tasselli dovranno essere messi in ordine durante la settimana della Pesach. La Pasqua ebraica comincia domani sera e sarà blindata per la quarantena, senza le grandi riunioni delle famiglie per il “seder”. A metà aprile, finita la crisi acuta del coronavirus – ieri i casi confermati sono saliti a 9003, con 61 vittime in totale – potrebbe esserci il nuovo governo.

(Stampa)

 

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