La rivincita del liceo del Ghetto

Foto Fabrizio Corradetti/LaPresse 09 - 02 - 2018 Roma, Italia Cronaca Liceo Classico Statale "Ennio Quirino Visconti" Nella foto: Esterno del Liceo Visconti Photo Fabrizio Corradetti/LaPresse February 08th, 2018 Roma, Italy News Liceo Classico Statale "Ennio Quirino Visconti" In the photo: esterno del Liceo Visconti - Liceo Classico Statale "Ennio Quirino Visconti" Di Piazza - Haver - Capponi - fotografo: Fabrizio Corradetti / LaPresse

Il liceo romano Visconti

di Roberto Della Seta *

Nel cortile del liceo Visconti è stata scoperta una targa con 58 nomi: delle ragazze e dei ragazzi dagli 11 ai 18 anni che nel settembre 1938 furono espulsi dalla scuola per le leggi razziali. È la prima volta che una scuola italiana compie un gesto così. Per il Visconti, liceo romano a pochi passi dal Ghetto, questa del ’38 fu quasi una decimazione. Cinquantotto alunni si ritrovarono da un giorno all’altro cancellati dai registri già pronti per l’inizio dell’anno scolastico; trasformati per legge in «non cittadini». Tra loro c’erano mio padre Piero, 16 anni, sua sorella Giovanna, 13 anni, molti loro cugini e moltissimi loro amici. Tra loro c’erano anche Giancarlo Della Seta e Lello Frascati, 11 anni tutti e due, che cinque anni dopo, il 16 ottobre 1943, figureranno nell’elenco dei 1023 ebrei romani «rastrellati» dai tedeschi nel Ghetto e deportati a Auschwitz. Torneranno vivi in 16: né Giancarlo né Lello.

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Roberto della Seta

In quel settembre di 71 anni fa per i 58 espulsi del Visconti, come per altre migliaia di bambini e ragazzi italiani cacciati da scuola perché ebrei, cominciò un cammino di sofferenza lungo degli anni, sempre più incerto e doloroso fino alla Liberazione.

Anni passati prima da «invisibili» – ignorati ed evitati dal mondo di amici, compagni di scuola, vicini di casa non ebrei che fino al giorno prima consideravano il loro mondo – e alla fine sotto l’occupazione nazista da «clandestini». Qualcuno – Giancarlo, Lello – finì sommerso dalla tragedia della Shoah, la maggioranza le sopravvisse e più d’uno tra i sopravvissuti – Gino Fiorentino morto di recente, Piero Piperno, che stamattina racconterà la sua esperienza davanti alla targa con anche il suo nome – s’impegnerà per tenere vivo tra gli italiani, soprattutto tra i giovani, il ricordo di allora.

Nella vita di tutte le vittime, dei «sommersi» come dei «salvati», il settembre delle leggi razziali segnò la fine dell’innocenza. Onorarne i nomi è un atto di giustizia. Per me e spero per tanti è anche un atto di ribellione civile contro l’antisemitismo e il razzismo, che continuano, ed è un atto di speranza in un futuro senza più invisibili e clandestini.

 

  * ex presidente Legambiente

(Corriere della Sera)

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