La rivolta della diaspora

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di Giorgio Linda –

Non sono un critico letterario professionista, non sono imbeccato da alcun Editore né coinvolto in alcun Premio Letterario, sono semplicemente un lettore e da semplice lettore condividerò con voi le mie impressioni , positive o negative, su alcuni libri letti. E’ la volta de “Il mistero del tempio-La rivolta ebraica sotto Traiano – Livia Capponi –Salerno Editrice.

Giorgio Linda 2

Giorgio Linda

Anche di recente ho sentito da autorevoli studiosi citare quella del 135 e.v. come la seconda , e ultima, rivolta ebraica anti-romana. In realtà , quella è la terza ed è quello che ci rivela il documentato saggio, di recente pubblicazione, con cui Livia Capponi alza il sipario su un capitolo storico poco noto.

Livia-Capponi

Livia Capponi

“Questo lavoro-infatti- aggiunge ulteriori dubbi al già intricato panorama delle cause della rivolta della diaspora. Le domande da cui la ricerca è partita gravitano intorno al ruolo del Tempio, o meglio,intorno alla monumentale assenza. Ci si chiede quando e perché Traiano promise l’agognata ricostruzione e la ”anabasi”, come reagirono le popolazioni pagane delle regioni interessate, come e quando si interruppe il rapporto di fiducia fra Traiano e gli ebrei, provocando negli animi già esasperati delle comunità diasporiche quell’improvvisa “ventata di ribellione “ di cui parlano le fonti,”

A queste domande l’Autrice risponde in singoli, agili capitoli. Prima di  questa rivolta c’era una sostanziale pace , anche se instabile e armata , cui aveva non poco contribuito la abolizione da parte dell’imperatore Nerva del fiscus judaicus  ovvero l’odiosa tassa imposta da Vespasiano. Traiano, d’altro canto, era un uomo concreto abituato a vincere in guerra e in politica perciò quando, dopo aver sottomesso la Dacia , si preparava ad invadere l’Oriente capì che aveva bisogno della neutralità , se non dell’aiuto, delle comunità giudaiche fiorenti nell’impero partico.

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Decise pertanto di ingraziarsi queste comunità concedendo un aiuto finanziario, autorizzando l’allestimento di una via presidiata per il ritorno in Giudea e la costituzione di banche per finanziare la ricostruzione del Tempio. Grazie a questa mossa, conquistò “senza sangue”- come scrisse Cassio Dione – Armenia e Mesopotamia. Uomo concreto –si è detto- il quale non tenne però tenuto nel debito conto il potenziale rivoluzionario della concezione ebraica della storia o ”non potè prevedere o fermare la ricaduta politica delle aspettative ebraiche.” Autorizzando infatti la preparazione di una strada per il rientro degli esuli in Giudea e promettendo addirittura la ricostruzione del Tempio, innescò una reazione a catena.

Traiano

Traiano

Il primo step di questa reazione fu il riacutizzarsi di polemiche che, al solito,  animavano il mondo ebraico contrapponendo da una parte chi – i ceti più bassi- erano eccitati dall’ideologia messianica e ritenevano ineluttabile e desiderabile una guerra contro i “pagani “romani o greci che fossero; dall’altra invece la maggioranza di quella che chiameremmo intellighenzia viveva il dominio romano come pragmaticamente ineluttabile e si limitava ad auspicarne la fine ad opera del Messia.

I vantaggi concessi alle comunità giudaiche eccitarono l’animosità delle popolazioni greche e riaccesero antiche dispute, anche armate,  fra le due comunità . D’altro canto , Traiano e il suo generale Lusio Quieto mal valutarono l’acquiescenza delle popolazioni ebraiche e trattarono Gerusalemme come una qualunque città romana, imponendo costumi e tradizioni romane ed erigendo monumenti agli dei pagani.

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Adriano

L’insieme di questi fattori scatenò una devastante rivolta che coinvolse gli ebrei di Cirene, Cipro, Egitto, Giudea e, peggio, l’appena conquistata Mesopotamia. Traiano e i suoi generali repressero a fatica l’insurrezione e con molto spargimento di sangue .

La morte dell’imperatore, che da allora la letteratura rabbinica definisce “il malvagio”  fu accolta con gioia in tutto il mondo ebraico. Il suo successore , Adriano, dovette ritirarsi da molti dei territori appena conquistati e , quale corollario non citato dall’Autrice, il saggio della Capponi getta anche qualche luce interpretativa sui motivi psicologici, reconditi che motivarono la brutale, spietata, estrema repressione da parte di Adriano.

 

 

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