La rivoluzione Trump

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di Fiamma Nirenstein –

Più diretto e duro di così non avrebbe potuto essere, senza giri di parole ha cancellato l’accordo con l’Iran, con il ritorno totale delle sanzioni, la definizione di quel Paese come di un centro di terrore imperialista, in cui persiste il disegno atomico, la forza distruttiva in Medio Oriente e nel mondo.

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Fiamma Nirenstein

Netanyahu ha invitato l’Iran a restare tranquillo, dato che seguitano a arrivare notizie di un’intensa preparazione di missili al Nord in Siria nelle basi iraniane. Ieri sera ha fatto aprire tutti i rifugi antimissile sul Golan. Vista da Israele, la decisione di Trump è la conclusione di una battaglia infinita che Netanyahu si è sobbarcato, in cui è stato vituperato e trattato da guerrafondaio.

Vista dal Medioriente intero è una rivoluzione, una svolta che induce tutti a prepararsi alla difesa o all’attacco o al ripensamento. È un gesto di rottura che ristabilisce una leadership americana e affossa una vacca sacra del liberalismo obamiano.

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Anche l’Europa ne uscirà trasformata, costretta a risparmiare qualche sorriso coi dittatori. Gli Stati Uniti l’hanno sancito dando ragione a Netanyahu: l’Iran è un Paese pericoloso. E anche Trump è stato coerente con la sua definizione del «peggiore accordo mai concluso». Germania, Inghilterra, Francia, coi dovuti distinguo, erano arrivati alla conclusione che «si deve essere più duri con l’Iran»: non è poco, gli sviluppi non potranno non tenere conto del giudizio Usa.

L’annuncio di Trump ha molte letture: l’Iran è in stato di choc, si sente in pericolo e quindi mostra i denti. Non si aspettava che l’accordo, che era stato una panacea, potesse venire travolto. I vantaggi erano stati moltissimi: intanto con la fine delle sanzioni l’acquisto del petrolio aveva riportato le compagnie globali a rimpinguare la banca centrale: adesso si prospetta un durissimo colpo all’economia.

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Poi i 5+1 avevano restaurato una sorta di fiducia internazionale in un regime feroce e autoritario, adesso le donne, i dissidenti, i disoccupati potranno invadere le piazze con una maggiore speranza di ottenere un cambio di regime. Trump ha dichiarato loro il proprio sostegno, e questo è un fatto rivoluzionario. L’accordo aveva anche lasciato aperta la porta all’arricchimento nucleare fra sette anni, alla fine del trattato: una prospettiva testimoniata concretamente dalle carte archiviate mostrate dal governo israeliano.

Dall’accordo in avanti l’Iran ha potuto migliorare la sua produzione balistica; spingersi come indispensabile alleato della Siria sostenuto dall’alto dai russi e dal basso dagli Hezbollah, così da costruirsi un confine per minacciare dal Nord Israele. Trump gli ha rovinato l’ascesa militare in Siria, Libano, Irak, Yemen e soprattutto la prospettiva di distruggere Israele. Ha distrutto la scalata del mondo sciita e la minaccia del mondo sunnita. Questa parte del Medioriente vedrà nella messa all’angolo del suo nemico una prospettiva di maggiore equilibrio, e forse anche di un ripensamento russo del ruolo del suo alleato. Putin sa che la contestazione dell’Iran non implica necessariamente la perdita della presa sulla Siria.

Oggi il suo incontro con Netanyahu a Mosca avrà molti argomenti. E il 14 il passaggio dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Il mondo sta cambiando.

(Giornale)

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Fiamma Nirenstein

Giornalista