La scuola degli alunni volontari

Riapertura di una scuola elementare a Pardes Hanna-Karkur, distretto di Haifa, nel nord di Israele

di Sharon Nizza –

A due settimane dall’avvio della fase 2, Israele ha dato il via a una graduale apertura del sistema scolastico, con il ritorno degli alunni dalla prima alla terza elementare e degli ultimi due anni del liceo. In un Paese con una media di 3 figli a famiglia, in cui nelle ormai quotidiane manifestazioni “distanziate” di protesta il grido ricorrente è «moriremo per la crisi, non di corona», l’apertura delle scuole era uno dei provvedimenti più attesi e riguarda circa 800 mila dei 3 milioni di alunni. La decisione è stata ufficializzata solo nel weekend, tra le polemiche di molti comuni, tra cui Tel Aviv, Haifa, Beersheva, che lamentano la mancanza di tempo per adattare le strutture e che hanno annunciato che riapriranno nel corso della settimana. Le direttive prevedono: classi dimezzate (fino a 17 alunni per classe), uno studente per banco e rispetto dei 2 metri di distanza, intervalli differenziati per evitare il contatto tra le classi, divieto di giocare col pallone a ricreazione, mascherine d’obbligo dai 7 anni (solo negli spazi aperti, non a lezione, non d’obbligo per bambini con bisogni educativi speciali), sanificazione degli spazi a fine giornata.

Sharon Nizza

L’accesso alle strutture avviene in maniera contingentata per evitare assembramenti e solo con autocertificazione quotidiana sullo stato di salute (la febbre, misurata a casa, deve essere sotto i 38°); vietato l’ingresso agli accompagnatori. Al personale scolastico è richiesto di monitorare durante gli intervalli che non si formino assembramenti e che non vi sia contatto fisico tra gli alunni. Il ritorno in questa fase è volontario, a discrezione dei genitori. Gli altri gradi scolastici continueranno con gli studi online (in formula ridotta in quanto gli insegnanti si dovranno suddividere tra le classi ridimensionate) e torneranno gradualmente non oltre l’1 giugno.

Per gli asili, che apriranno dal 10 maggio, si prevedono gruppi di massimo 15 bambini a turni alterni, tre giorni a settimana ogni classe; niente servizio mensa, i pasti andranno portati da casa. Davide Greco, preside del Liceo Ort Givat Ram di Gerusalemme, ha detto a Repubblica che «a causa del ritardo della comunicazione, non abbiamo riaperto domenica, ma siamo al lavoro per mettere l’istituto in regola, con l’intenzione di aprire per martedì i corsi di preparazione per le maturità. Uno dei problemi principali è la disponibilità della forza lavoro, in quanto insegnanti con malattie pregresse o con bambini piccoli a casa, non possono ancora venire fisicamente, ma continueranno con i corsi online.

Tuttavia da una prima indagine che ho condotto tra gli insegnanti, ho trovato grande disponibilità e volontà di ripartire. Si parla della possibilità di prolungare l’anno scolastico anche per parte del mese di luglio: per i ragazzi dell’ultimo anno bisogna capire se fattibile, in quanto luglio è il mese dell’arruolamento militare. S

ono favorevole all’apertura: la situazione in Israele è discreta rispetto a tanti Paesi del mondo e anche dal punto di vista dell’economia è necessario ricominciare. Si può sempre tornare indietro». E infatti è nello spirito del “prova e sbaglia” che si sono prese le ultime decisioni sulla riapertura.

È stato messo in conto un possibile aumento dell’indice di contagio, nei limiti del sostenibile (sotto l’1%, come avvenuto in Danimarca con l’apertura delle scuole). Finora i dati israeliani hanno supportato le misure prese e rimangono confortanti: solo 8 nuovi contagi ieri e numero di ricoverati in terapia intensiva in calo costante, che al momento occupano solo il 5% della capacità di macchine respiratorie del Paese.

(Repubblica)

 

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