La scuola di gomme va demolita

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La Corte Suprema israeliana ha autorizzato la demolizione del villaggio beduino Khan el-Ahmar (Cisgiordania) e della sua ‘Scuola di gomme’ perché’ sono stati costruiti senza i necessari permessi. Lo riferisce Haaretz secondo cui ieri i giudici hanno respinto gli appelli dei 200 abitanti che si oppongono al trasferimento nella vicina localita’ di Abu Dis che li costringerebbe ad abbandonare la loro vita di nomadi.

An Israeli Israeli buldozer opening the street near Netzarim army base during Israeli troops withdrawal from Gaza Monday 30 June 2003. Israeli forces pulled out of northern Gaza after leading Palestinian militant groups announced a three-month cessation of attacks on Israelis in a breakthrough for a U.S.-backed peace plan. EPA PHOTO/EPA/MOHAMMED SABER

‘Scuola di gomme’ è un progetto realizzato dalla Ong italiana Vento di Terra. Secondo Haaretz, le operazioni di demolizione potranno avere inizio in qualsiasi momento dal mese prossimo. Il giornale sostiene che la sentenza desta preoccupazione fra altre comunita’ beduine della Cisgiordania – come quella di Susya – che temono di essere pure costrette a trasferirsi nelle località indicate loro dalle autorita’ israeliane.
Due settimane fa, i capi missione della Ue a Gerusalemme e Ramallah avevano lanciato un appello ad Israele a non procedere alle demolizioni a Khan el-Ahmar ed avevano espresso ”profonda preoccupazione” per la sorte di quella comunita’ beduina.

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La presidenza palestinese ha condannato la decisione della Corte suprema israeliana.
“La politica di pulizia etnica – accusa la presidenza dell’Anp – è la forma peggiore di discriminazione razziale, che è divenuta la caratteristica predominante delle pratiche e delle decisioni del governo israeliano”.
”L’unico obiettivo di questa politica repellente e razzista – prosegue il comunicato della presidenza Anp – e’ di sradicare cittadini palestinesi che legalmente si trovano sulle proprie terre per controllarli e sostiruirli con coloni stranieri”.
La presidenza, conclude la Wafa, ha lanciato un appello urgente alle Nazioni Unite e ai Paesi firmatari delle convenzioni di Ginevra per far si’ che questa decisione ”razzista” non sia realizzata e per garantire protezione al popolo palestinese.

(Ansa)

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