Shoà, un progetto tedesco
Ma con l’aiuto di molti Stati

Hitler e i suoi gerarchi il 1 settembre 1939‎

di Josef Olmert –

In un certo senso il governo polacco e la Camera bassa del parlamento di Varsavia hanno ragione: non vi furono campi di sterminio polacchi, vi furono solo campi di sterminio tedeschi in terra polacca. Se fosse solo una questione semantica, non ci sarebbe alcun problema. Nessuno può negare ciò che è ovvio: la Shoà è stata un progetto tedesco, pianificato e perpetrato dal partito nazista al potere, da tutti gli organismi ad esso subordinati, dalla burocrazia dello stato tedesco, dalla polizia tedesca, dall’esercito tedesco.

Josef-Olmert

Josef Olmert

Non ci sarebbe stata una Shoà se non fosse esistito lo stato tedesco noto come Terzo Reich tra il 1933 e il 1945: uno stato che andò molto al di là e al di sopra dell’antisemitismo tradizionale, noto e praticato da secoli in Europa, con lo scopo di portare l’antisemitismo alla sua estrema, logica conclusione: la distruzione totale dell’ebraismo e degli ebrei.

Per tutta una serie di ragioni, la Polonia venne scelta come il territorio principale che sarebbe servito da mattatoio collettivo del popolo ebraico, ma non fu l’unico territorio utilizzato a tale scopo.

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Nonostante l’indignazione che suscita la nuova proposta di legge polacca che criminalizza qualsiasi menzione in pubblico delle complicità dei polacchi nello sterminio degli ebrei, la semplice verità è che la Shoà, con tutte le sue manifestazioni, fu un progetto tedesco. Non polacco, non ucraino, non lettone, lituano, ungherese, rumeno, croato, francese o di qualsiasi altra nazione che, in un modo o nell’altro, abbia partecipato o contribuito alla Shoà. L’elenco delle nazioni che hanno avuto “qualcosa” a che fare con la Shoà è lungo: va dalla Svezia, la cui presunta neutralità si tradusse in effetti in uno dei principali contributi allo sforzo bellico tedesco, fino alla stessa Gran Bretagna, che anche durante gli anni della guerra tenne chiuse le porte della Terra d’Israele, sotto il suo Mandato, impedendo così che almeno alcuni dei perseguitati potessero trovare rifugio nella storica patria del popolo ebraico, il luogo che avrebbe dovuto essere la via di fuga naturale per gli ebrei.

Rivolta_del_ghetto_di_Varsavia

La rivolta del Ghetto di Varsavia

Ma il problema, qui, non è solo semantico. Se è vero che la Shoà è stata un crimine nazionale tedesco, è anche tristemente vero che gli assassini tedeschi furono aiutati da altri, dentro gran parte dalle nazioni sopra ricordate, e sicuramente da molti polacchi.

Sì, molti polacchi tradirono gli ebrei sapendo esattamente a cosa sarebbero andati incontro, molti polacchi erano perfettamente consapevoli di ciò che stava accadendo agli ebrei sul suolo polacco, molti polacchi volevano davvero che i tedeschi facessero ciò che gli antisemiti della Polonia sognavano da secoli: ripulire il paese dalla sua popolazione ebraica. Pochissimo aiuto venne dato dalla resistenza polacca, sia di destra che di sinistra, agli eroi del Ghetto di Varsavia in rivolta. Di più.

Un gruppo di bambini nel ghetto di Varsavia

I bambini nel ghetto di Varsavia

Molti polacchi parteciparono al vero e proprio assassinio di ebrei durante la guerra, e l’esempio più famoso e imperdonabile fu il massacro di Jedwabne nel luglio del 1941, quando oltre 1.500 ebrei furono assassinati dai loro vicini polacchi (compresi i 300 ebrei chiusi in un granaio e bruciati vivi). Potremmo andare avanti a lungo, l’elenco dei crimini polacchi contro gli ebrei durante la guerra è infinito. Ma ci furono anche altri polacchi, e non pochi. Ci fu l’organizzazione Zegota, un gruppo polacco i cui membri salvarono molte vite ebraiche. Sono quasi 7.000 i polacchi riconosciuti da Israele come Giusti fra le Nazioni. Secondo alcune stime (forse troppo alte), furono 50.000 i polacchi giustiziati dai tedeschi per il “crimine” d’aver aiutato gli ebrei. Ci furono grandi eroi come Jan Karski e Irina Sendler, persone che meritano il rispetto eterno da parte degli ebrei. Ecco dove sta il problema, con la nuova legge polacca: la sensazione, che essa deliberatamente crea, che i polacchi non abbiano avuto nulla a che fare con la Shoà. E invece i polacchi hanno avuto a che fare, anche se furono solo i “passeggeri” saltati sul carro tedesco.

‎Il memoriale a Jedwabne imbrattato dai ‎neonazisti polacchi‎

Il memoriale a Jedwabne imbrattato da scritte neonaziste

È interesse dello stato polacco presentare al mondo un’immagine più equilibrata della situazione in Polonia durante la guerra, rifiutando giustamente il concetto di ”campi di sterminio polacchi” (la locuzione corretta, come ha detto il Congresso Mondiale Ebraico, dovrebbe essere “campi nazisti, o tedeschi, nella Polonia occupata”), ma anche riconoscendo la responsabilità per i crimini commessi da polacchi. Se questo equilibrio non si trova, oggi in Polonia, è perché un’ondata di nazionalismo sta investendo il paese, e in Polonia accade sempre che un’ondata nazionalista si accompagni a un elemento antisemita. In ogni caso, deve essere chiaro. La legge polacca nella sua forma attuale è assurda, ma la Shoà non fu un progetto polacco: fu un piano tedesco, i campi di sterminio erano tedeschi, non polacchi, e se vi furono campi di sterminio fu solo perché i tedeschi vollero che vi fossero.

(Times of Israel, Israelenet)

 

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