La sinistra macchina della menzogna

Hura, una delle sei città create nel sud di Israele nel quadro della soluzione offerta dallo stato per la popolazione beduina del Negev

di Ben-Dror Yemini –

“Razzismo” e “discriminazione”, non hanno fatto che ripetere gli oratori dell’estrema sinistra circa lo sgombero delle case beduine abusive a Umm al- Hiran

Ben-Dror Yemini

Ben-Dror Yemini

Io ci sono stato più volte, ho controllato i fatti. Anche i tribunali hanno controllati i fatti più volte. Le accuse di discriminazione, razzismo, spoliazione e violazione di diritti radicati da tempo immemorabile sono state confutate più e più volte. Ma coloro che muovono quelle accuse non si fanno confondere dei fatti. Vanno avanti a tutta forza.

I membri della tribù al-Qiyan hanno ragione quando dicono che vennero insediati all’area della Foresta Yatir negli anni ‘50. Vi si stabilirono con il permesso. E proprio perché sono titolari di alcuni diritti riconosciuti dalle autorità e dai tribunali, è stato offerto loro di trasferirsi – gratis – nella comunità regolamenta di Hura. Non solo hanno ricevuto terreni gratis, un quarto di acro per ogni famiglia; e non solo le infrastrutture sono state fornite dal governo; ma ogni famiglia ha ricevuto un’indennità supplementare di almeno 100.000 shekel per costruire la propria casa. Non basta.

Ogni uomo sposato con più di un donna (condizione notoriamente diffusa in quella comunità, benché la poligamia in Israele sia illegale) ha ricevuto i lotti di terra in base al numero delle mogli. E per non discriminare i più giovani, tutti coloro di avevano un’età superiore ai 24 anno hanno ricevuto una casa indipendente.

Il parlamentare arabo-israeliano Ahmad Tibi (a destra) inveisce contro gli agenti di polizia durante le manifestazioni di protesta, mercoledì scorso a Umm al-Hiran, nel Negev (sud Israele)

Il parlamentare arabo-israeliano Ahmad Tibi (a destra) inveisce contro gli agenti di polizia durante la “manifestazione”  Umm al-Hiran, nel Negev (sud Israele)

Prima di dire che si tratta comunque di un accomodamento insoddisfacente, si tenga presente che la maggior parte dei membri della tribù l’ha considerata una proposta equa e adeguata: si sono trasferiti di buon grado nel villaggio di Hura, mentre pochissimi hanno deciso di restare.

E di quei pochissimi, una piccola minoranza ha lasciato l’area di Yatir per sparpagliarsi della zona Hiran. Le riprese aeree documentano con precisione che cosa è avvenuto in quell’area a partire dagli anni ’60 in fatto di strutture abusive. Le costruzioni illegali sono andate avanti anche dopo che venne deciso, nel 2002, di creare la comunità di Hiran: non solo per gli ebrei, come vanno sostenendo i calunniatori.

Quella minoranza della minoranza è al centro delle violenze scoppiate di nuovo mercoledì scorso. Una minoranza della minoranza che sente di poter contare su un sostegno massiccio, perché gli attivisti dell’estrema sinistra, quasi tutti appartenenti alla ong Nif (New Israel Fund), insieme agli attivisti del partito arabo-israeliano Balad e del movimento islamico e con l’aiuto di un bel po’ di soldi europei, hanno trasformato questa battaglia contro le autorità israeliane in un battaglia contro il “razzismo di Israele”.

bannerprotest

Si tratta della ormai ben nota coalizione estremista rosso-verde-islamista che si scatena contro qualsiasi accordo venga raggiunto con la comunità beduina. Quando Ibrahim Aloquili, che era presidente del Comitato dei villaggi beduini “non riconosciuti”, ha avviato un dialogo con il governo, un sito web affiliato al NIF ha scritto che stava “sabotando gli sforzi di altri leader di portare avanti una linea più aggressiva contro lo stato”. Ovvio: hanno scelto di sostenere l’intransigenza della minoranza della minoranza in modo da togliere di mezzo ogni voce ragionevole.

Quello che sto dicendo non è il discorso di una certa parte. E’ quanto afferma una sentenza della Corte Suprema, che ha scritto: “La maggior parte dei membri della tribù si è trasferita a Hura, una comunità beduina regolamentata e collegata alle infrastrutture, mentre ai restanti, che sono tenuti a sgomberare gli edifici [abusivi], viene offerto di trasferirsi a Hura … Non vengono espulsi né abbandonati. Lo sgombero prospettato comprende diverse proposte per trasloco, costruzione, compensazione e opzione abitativa sia nella città di Hura che nella comunità di Hiran, che verrà presto costruita … Tale progettata comunità non impedisce affatto ai membri della tribù di andarci a vivere … Chi volesse vivere in Hiran ha il diritto di farlo, in conformità alla legge e a condizioni stabilite”.

Rabbis-for-Human-Rights

Una manifestazione di “Rabbis for Human Rights”

Ma le organizzazioni dell’estrema sinistra hanno messo in moto la macchina della propaganda anti-israeliana un po’ in tutto il mondo. Ha’aretz ha pubblicato innumerevoli articoli contro le autorità statali. Quando gli è stato proposto un articolo che confutava quelle accuse, si è rifiutato di pubblicarlo. Il gruppo “Rabbis for Human Rights” ha superato se stesso diffondendo un filmato diffamatorio intitolato “Il violinista senza tetto”. Funziona alla grande: il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione anti-israeliana sui beduini del Negev e una reporter di Radio Galei Tzahal è arrivata a dire: “Anch’io investirei con ll’auto un poliziotto se fossi costretta a lasciare la mia casa”.  Ed ecco giustificato il terrorismo. Intanto un numero notevole di israeliani intervistati dai mass-media sulla questione ha rivelato una completa ignoranza dei fatti. Il lavaggio del cervello ha la meglio, e produce violenza e spargimenti di sangue. Mercoledì scorso se n’è avuta l’ennesima triste storia.

Un’altra cosa ancora. Nelle mie conversazioni con la gente del posto ho avuto la netta impressione che fossero disposti a un accordo che consentisse ai beduini di Yatir di rimanere dove sono pur sgomberando le poche case (abusive) di Umm al-Hiran. La situazione sul terreno potrebbe dunque giustificare un accordo nonostante le sentenze dei tribunali. Ma la loro disponibilità evidentemente cozza con la volontà degli istigatori di Balad, del Movimento Islamico e delle organizzazioni estremiste, che un accordo non lo vogliono del tutto.

(YnetNews)

 

Condividi