La sirena, due minuti, il silenzio
Senti battere
solo il cuore di Israele

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di Giuseppe Crimaldi *

E domani? – le domandai – Dove andiamo domani?”. Anche in quell’occasione lei mi spiazzò e non perse occasione di sorprendermi: “Al Dizengoff”, rispose. Ovvio che avrei immaginato quella giornata in tutt’altro modo e – magari – al museo dell’Olocausto che allora ancora non era stato ristrutturato ma che avrei voluto visitare a tutti i costi.

Dizengoff Center

Dizengoff Center

Se si è in Israele prepararsi allo Yom ha Shoah Ve-laGvurah, la “giornata della sciagura e dell’eroismo” significa innanzitutto evitare di andare incontro a una giornata di angoscia. Per un Paese che è capace di esorcizzare anche la paura della morte, il ricordo dello sterminio di sei milioni di ebrei non ha bisogno di discorsi solenni, di fanfare e di interminabili giornate di studio per dare un senso alla memoria. In Israele la Shoah non è una circostanza, ma una consapevolezza che rivivi ogni giorno.

E così Leah mi portò al Dizengoff Center che già allora, ormai tanti anni fa – nel periodo di quasi tre anni durante i quali ho contato più presenze che assenze dalla mia amata Tel Aviv –  era la proiezione avveniristica e un po’ lunare di ciò che avrei visto, solo molto tempo dopo, negli ipertardivi centri commerciali grandi come paesi della  più sperduta provincia italiana. Vetrine illuminate e luci, famiglie e acquisti che durano fino a tarda sera. Non facemmo a tempo di entrare perché mentre eravamo in fila per superare il metal detector degli agenti all’ingresso arrivò il suono lungo della sirena che ogni anno scandisce “il momento”.

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La sirena, il silenzio.  Il cuore di Israele

“Il momento” dura due minuti, un tempo apparentemente breve e invece interminabile se si pensa che ovunque si trovino e qualunque cosa stiano facendo gli israeliani, allora si resta in piedi e in silenzio. Istintivamente immaginai di essere altrove, e il primo pensiero fu quello di trovarmi al suono di quelle campane tristi che in Giappone spezzano ogni rumore, lente e ipnotizzanti, per ricordare al mondo il sacrificio di Hiroshima e Nagasaki.

Le auto che sfrecciavano per strada si bloccarono e dagli abitacoli ne scesero i guidatori, i pedoni si impietrirono ovunque il passo li stesse portando, le commesse smisero di lavorare e qualunque forma umana si trasformò in una statua di sale. Immobili per due minuti, fino al nuovo segnale della sirena. Poi tutto riprese a scorrere normalmente.

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Compresi allora perché Leah aveva deciso di portarmi in quel luogo che pullulava di vita estrema.

E solo quando rilessi, molti anni dopo, “Se questo è un uomo”, compresi meglio le parole di Primo Levi: “…Meditate che questo è stato: io vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi alzandovi. Ripetetele ai vostri figli, o vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca e i vostri nati torcano il viso da voi.”

*giornalista, scrittore, vicepresidente Federazioe Italia Israele

 

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista