La solitudine
di Jasmine

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“Jasmine? E’ una ribelle”. Così, con questa allucinante risposta, si è giustificata la mamma di una ragazzina di origini maghrebine picchiata selvaggiamente perché sorpresa senza velo, mentre era a scuola. In una scuola italiana, di quelle che ancora espongono il crocifisso sulla parete alle spalle della scrivania del maestro. Succede a Udine, non a Sana’a (Yemen) o a Mogadiscio (Somalia) e nemmeno a Raqqa (Iraq).udine

Jasmine – 17 anni – era stata sorpresa dalla mamma, a scuola, senza il velo islamico. Così una volta tornata a casa è stata picchiata. La ragazzina è stata allontanata d’urgenza da casa dalla Polizia di Stato e poi collocata dai servizi sociali del Comune in una struttura protetta. Menomale. La giovane indossava il velo quando usciva da casa ma poi, una volta in aula, lo toglieva. Questa è stata la sua colpa.
Ennesimo episodio che certifica la capitolazione di un Occidente che si piega al “multiculturalismo” integralista alzando bandiera bianca su uno dei pilastri del diritto internazionale: quello della reciprocità. Donne, provate a fare un viaggio di piacere o di lavoro in Iran, in Arabia Saudita o in Iraq e a girare col capo scoperto. Sappiate che andrete incontro ai tribunali della Sharia, la legge islamica che si è fermata al Medioevo della Storia. Uomini, provate a visitare non dico la Libia, no, ma più semplicemente il Sudan, l’Indonesia o l’Algeria provando a offrire un caffè alla prima bella ragazza che conoscete. Vi arresteranno.

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Noi no. Noi europei – costantemente avvezzi a indulgere alle aperture, a consentire di innalzare moschee e centri di cultura islamica in ogni dove, quasi ci godiamo a fare della parola “integrazione” un masochismo perfetto. Vergognoso. Ma torniamo a Jasmine, e alla sua triste esperienza. la cronaca di un delirio: tutto aveva avuto inizio quando la mamma era andata nell’istituto della figlia prima del termine delle lezioni e l’aveva sorpresa senza velo. Apriti cielo. A quel punto la donna ha preteso che la ragazza uscisse in anticipo, per portarla subito a casa. Una volta rientrata tra le mura domestiche si è scatenata la furia: botte a volontà, certificate da un referto ospedaliero. Ha il labbro spaccato dai pugni.
Il giorno dopo Jasmine ha confidato tutto ai professori. La giovane, secondo il racconto degli investigatori, era particolarmente terrorizzata dall’imminente rientro del padre a Udine, assente da qualche giorno per motivi di lavoro.

lapidazioneLa madre ammette le percosse: “Ma non per motivi religiosi”, si giustifica. Avvisata del provvedimento di allontanamento da casa, ha – bontà sua – ammesso di aver alzato le mani, “ma solo per i cattivi comportamenti” della figlia. Escludendo ragioni di ordine religioso, legate al mancato uso del velo. Che tristezza.

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista