La speranza di Amal
E l’eroina di cartone

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di Susan Dabbous –

A tredici anni vede un’amica morire in un incidente stradale, causato dal ghiaccio, e decide di fare qualcosa per prevenire altre tragedie simili. Amal Shawabkeh, classe 1999, ha inventato un asfalto anti scivolo a costo quasi zero, perché la sua città, Hebron, nei Territori Palestinesi, di soldi da investire nella sicurezza stradale non ne ha.

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Susan Dabbous

Così Amal pensa di aggiungere solo della gomma e del silicone a un asfalto normalissimo e, dopo averlo miscelato, prende un campione del composto e lo mette in freezer. Il giorno seguente lo tira fuori e scopre che non si è formato del ghiaccio. Il suo asfalto ha creato un’efficace patina antighiaccio. Sottopone la sua scoperta alla al-Nayzak, organizzazione accademica palestinese che ha un programma dedicato alla scienza e alla tecnologia, e si aggiudica una borsa di studio. Ma, cosa molto più eccitante per Amal, viene selezionata insieme ad altri nove studenti per fare un viaggio negli Usa, presso la Nasa.

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La ragazza di Hebron, nel 2016, esce per la prima dai confini blindati della sua città e parte, con una delegazione diplomatica palestinese, alla volta dell’America, ancora di Obama. Amal ha raccontato la sua storia ad un evento organizzato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, nel Yabous center di Gerusalemme Est, in occasione della festa della donna.

Insieme a lei ci sono: artigiane, artiste, ballerine e agricoltrici, beneficiarie di progetti di micro credito della Cooperazione italiana e dell’Onu. Sono donne di tutte le età e diversa estrazione sociale, ma di scienziata c’è solo Amal, e sua madre, Nama, non nasconde il suo immenso orgoglio.

Ahed Tamimi

Ahed Tamimi

Ammira con gli occhi pieni di gioia questa figlia che, racconta, ha imparato «a leggere e scrivere da sola a quattro anni». Amal, che in arabo significa speranza, è la quarta di otto figli «quattro maschi e quattro femmine», tutti educati allo stesso modo senza differenza di genere. Con un papà biologo e una mamma casalinga, Amal e i fratelli crescono in una famiglia musulmana tradizionale che rifiuta la violenza. Nonostante la loro città sia una delle più difficili, a Hebron l’occupazione militare israeliana è entrata nel cuore del centro urbano, i coloni ebrei vivono nel centro storico, nonostante sia situata oltre i confini dello stato ebraico.

Molti i luoghi contesi in questa città biblica, tra cui la famosa tomba dei patriarchi. Agli abitanti locali spetta una vita difficilissima, fatta di segregazione e scontri quotidiani.

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Ahed Tamimi e Leila Khaled

Non a caso proprio da Hebron vengono la maggior parte dei giovani palestinesi che hanno aderito dal 2015 alla cosiddetta “Intifada dei coltelli”. Amal però ha deciso di combattere l’occupazione con i libri e non con i coltelli, né con le pietre. Parla poco di politica, ma considera la sua ben più celebre coetanea, Ahed Tamimi, (la ragazza palestinese finita in carcere per aver schiaffeggiato un soldato israeliano) un’eroina della loro causa nazionale.

Ragazze come Ahed, dice Amal, sono più che mai un esempio da seguire per le giovani indotte dalle tradizioni locali a sposarsi ancora minorenni. Un fatto che Amal considera un «crimine che uccide sul nascere i progetti per il futuro delle ragazze».

Il sogno di Amal è studiare biologia da applicare al campo medico. Intanto non perde tempo e lavora già a un nuovo progetto: una App dedicata alle persone affette da malattie croniche. Ma preferisce parlarne a lavoro finito. «Credere nella scienza – sorride – non mi impedisce di essere anche scaramantica».

  (Avvenire)

 

 

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