La spia che viene dal caldo
La dem anti Trump Ilhan Omar
“gioiello della Corona” del Qatar

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Ilhan Omar

di Giovanni Giacalone –

Lo scorso 14 novembre la deputata dem Ilhan Omar aveva nuovamente spinto per l’impeachment nei confronti del presidente Donald Trump, accusandolo di essere un “corrotto” e “di sentirsi al di sopra della legge”. Ma all’orizzonte della Omar si prospettano problemi piuttosto seri, se le accuse mosse contro di lei dovessero venire confermate. Accuse che arrivano, sotto giuramento, dal businessman canadese Alan Bender, chiamato a testimoniare nel processo contro lo sceicco qatariota Khalid Hamad al-Thani, accusato di aver ordinato un duplice omicidio.

Giovanni Giacalone (2)

Giovanni Giacalone

Secondo quanto affermato da Bender, la Omar sarebbe stata reclutata dal Qatar e avrebbe passato anche informazioni sensibili per la sicurezza nazionale al governo iraniano.

Parlando davanti alla Corte, Bender ha affermato che “se non fosse stato per i nostri soldi, Ilhan Omar sarebbe stata solamente l’ennesima rifugiata somala di colore in America, godendo del welfare e servendo ai tavoli nei weekend”.

Alan Bender

Alan Bender e Ilhan Omar

Il testimone ha inoltre reso noto che rappresentanti del governo del Qatar, tra cui lo stesso emiro Ahmed bin Abdullah al-Masnad, gli avevano chiesto di reclutare politici e giornalisti statunitensi da utilizzare come “assets” del Qatar, spiegando a Bender che diversi altri erano già stati arruolati. La Omar veniva addirittura definita dai qatarioti come “gioiello della Corona”, come riportato anche dal Jerusalem Post.

Recep Tayyip Erdoğan -

Recep Tayyip Erdoğan –

Infine, nella sua testimonianza, Bender ha anche dichiarato che la Omar avrebbe giurato fedeltà a Erdogan nel 2017, in un incontro con il Presidente turco e che alcune delle informazioni passate dalla Omar al Qatar, sarebbero state poi passate da Doha al regime iraniano.

Mohamed al-Tawhidi

Mohamed al-Tawhidi

Nel luglio del 2019, accuse simili a quelle di Bender erano già state fatte dall’imam Mohamed al-Tawhidi, il quale aveva additato la Omar non soltanto di collusione col Qatar, ma di aver anche organizzato, per conto di Doha, una campagna mediatica per screditarlo.

Ilhan Omar si era già distinta lo scorso aprile per aver minimizzato la strage dell’11 settembre 2001 con un “alcune persone hanno fatto qualcosa”. Lo scorso agosto inoltre, lo Stato di Israele aveva negato il visto d’ingresso alla Omar, accusata di negare il diritto all’esistenza dello stato ebraico.

La Omar era tra l’altro già stata accusata dalla Minnesota Campaign Finance Board di aver impropriamente utilizzato i fondi destinati alla campagna elettorale per dei viaggi fuori dallo stato. Le accuse mosse da Bender, se dovessero essere confermate, sarebbero di una gravità inaudita e porterebbero a conseguenze molto serie anche sotto il profilo penale. Un aspetto che fa tra l’altro emergere ancora una volta il rischio d’infiltrazione dell’islamismo radicale all’interno degli establishment politici e mediatici.

(Giornale)

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