La sponda sbagliata
L’italia contro gli Stati Uniti

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di Fausto Carioti –

Da una parte Israele e gli Usa di Donald Trump. Dall’altra i palestinesi, i Paesi islamici e i loro tanti amici sparsi per il mondo. L’Italia e gran parte degli Stati europei hanno scelto di schierarsi al fianco dei secondi, contro i primi. L’assemblea delle Nazioni Unite ha approvato a larghissima maggioranza (128 voti contro 9) la risoluzione, scritta da Yemen e Turchia, che condanna la decisione di trasferire da Tel Aviv a Gerusalemme l’ambasciata statunitense, scelta che equivale a riconoscere la citta del Tempio come capitale di Israele. La votazione di ieri in pratica non cambia nulla, gli Stati Uniti tirano dritto.

Ma lo strappo politico tra le due sponde dell’Atlantico non ha precedenti e Trump ha assicurato che ci saranno conseguenze. “Non ci dimenticheremo di questo voto”, ha ribadito Nikki Haley, ambasciatrice statunitense all’Onu. Proprio lei, due giorni fa, aveva riportato in un tweet ciò che lo stesso presidente le aveva detto: “Lasciamo che votino contro di noi, risparmieremo un sacco di soldi”. Avvertimento che vale innanzitutto per i Paesi arabi e musulmani foraggiati da Washington.

Nikki Haley

Nikki Haley

Sui giornali americani e israeliani c’è già la lista dei beneficiati che hanno votato contro gli Stati Uniti e adesso rischiano il taglio dei fondi: l’Afghanistan, che ogni anno riceve aiuti per 4,7 miliardi di dollari, l’Egitto (1,5 miliardi), l’Iraq (1,1 miliardi), la Giordania, il Pakistan e così via. Spese che ora Trump ha ottimi motivi per ridurre o eliminare, al pari dei finanziamenti che il suo Paese versa alle Nazioni Unite. La lista nera, però, non finisce qui. La Haley era stata molto chiara: “Prenderemo nota di ogni singolo voto. Ci segneremo i nomi”.

Significa che in quell’elenco c’è anche l’Italia. I Paesi europei sono vulnerabili e noi più degli altri. Non riceveremo aiuti cash come l’Afghanistan, ma dobbiamo agli Stati Uniti la protezione che ci garantiscono tramite la Nato, nei cui confronti siamo inadempienti cronici. Gli accordi con Washington prevedono infatti che ogni Paese dell’alleanza investa in uomini e attrezzature militari due punti di Pil, che per l’Italia significano 33 miliardi di euro l’anno; ne spendiamo, invece, poco più della metà.

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Donald Trump

In Europa solo Grecia, Estonia, Polonia e Regno Unito rispettano questa intesa. Trump è stufo di pagare per gli altri e lo ha spiegato a quattr’occhi allo stesso Paolo Gentiloni durante l’incontro che i due, ad aprile, hanno avuto alla Casa Bianca. E, dopo quello che è successo ieri, il presidente americano non ha più motivi per essere benevolo con noi: la differenza, a carico del contribuente italiano, ammonta a 16 miliardi di euro l’anno. L’appoggio degli Stati Uniti è fondamentale anche dal punto di vista logistico.

L’ultimo esempio è di questi giorni all’interno della missione euro-africana gestita dai francesi, l’Italia sta per inviare 470 soldati e 150 mezzi in Niger. Siccome i Paesi europei non hanno gli apparecchi per organizzare il trasporto aereo, i nostri saranno costretti ad una rischiosa traversata lunga 2.400 chilometri nel deserto del Niger. Senza lo zio Sam, insomma, i Paesi Ue non riescono nemmeno a fare come si deve un’operazione a sud della Libia.

Manifestati palestinesi a Betlemme bruciano l’immagine di Donald Trump

E l’Italia si ritrova al fianco di chi brucia la bandiera americana

Ciò nonostante, hanno appena scelto di ignorare gli avvertimenti di Trump. Dal cui esercito, a questo punto, sarebbe ingenuo pretendere quell’aiuto che in Africa ci risolverebbe tanti problemi. Per la cronaca, la risoluzione secondo cui la decisione statunitense su Gerusalemme “è nulla, priva di validità e deve essere revocata” è stata votata da ben 22 membri della Ue. Tra questi, oltre all’Italia, figurano Francia, Germania e Regno Unito. Trentacinque delegazioni, in seguito alle pressioni esercitate dalla Casa Bianca, hanno scelto invece di astenersi, incluse quelle di Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Canada e Australia. Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha accusato l’Onu di essere “la casa delle bugie”. Per il suo ambasciatore, Danny Danon, il voto di ieri “finirà nel secchio della spazzatura della storia”. Rivolgendosi agli Stati che avevano appena votato in favore della risoluzione, il diplomatico ha aggiunto: “Siete marionette manovrate dal burattinaio palestinese”.

(Libero)

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