La stella di Andra e Tati

Sorelle-Bucci

«Quella sera del 28 marzo del 1944 non la dimenticheremo mai. Eravamo già a letto, erano da poco passate le nove. Mamma Mira venne in camera, ci svegliò e ci vestì in fretta. Quando entrammo in soggiorno, c’erano molte persone, una di loro con un cappotto di pelle lungo. Nonna Rosa, inginocchiata davanti a questo uomo, lo implorava di lasciare a casa almeno noi bambini. L’ultimo ricordo è la luce della nostra abitazione. Poi siamo uscite al buio e ci hanno caricati su un blindato», racconta Tatiana. La Rai ha prodotto un cartone animato,il primo mai realizzato in Italia e in Europa sul tema, “La stella di Andra e Tati”, che narra proprio la deportazione, la vita nel campo e infine la liberazione delle sorelle Bucci.

Andra e Tatiana ucci

Andra e Tatiana Bucci

Tatiana Bucci aveva sei anni e sua sorella Andra quattro, quando i fascisti e i nazisti le catturarono nella casa di Fiume (allora città italiana), per portarle nel campo di sterminio di Auschwitz – Birkenau in Polonia, con tappa intermedia alla Risiera di San Sabba  .

Figlie di un papà cattolico e di una madre ebrea, sono due dei 50 bambini sopravvissuti all’inferno di Auschwitz. Ce l’hanno fatta perché sono state scambiate per gemelle e avrebbero potuto diventare cavie negli esperimenti del terribile dottor Joseph Mengele, medico e criminale di guerra tedesco.

Le sopravvissute italiane, le sorelle Tatiana (S) e Andra Bucci, ritratte durante la conferenza stampa del film documentario: 'Le non persone', realizzato da Roberto Olla, presentato oggi, 25 gennaio 2012, nella sede della Rai di viale Mazzini a Roma. E' il primo film documentario in 3D girato ad Auschwitz, prodotto dalla Rai-Direzione Comunicazioni e Relazioni Esterne, e' stato realizzato in occasione del Memory Day della Shoah 2012, la Giornata Mondiale decisa dall'Onu in ricordo delle vittime della deportazione nazista. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Oggi hanno i capelli bianchi e il volto solcato dalle rughe. Tatiana, che abbiamo intervistato l’anno scorso, vive in Belgio con il marito; Andra in California, con le figlie. Ogni anno, però, tornano ad Auschwitz, nella baracca dove hanno vissuto dal 4 aprile 1944 al 27 gennaio 1945. Ricordano come se fosse ieri il vagone del treno che le portò verso la Polonia.

«Dovevamo stare in piedi per mancanza di spazio», ricorda Tatiana. «In un angolo c’era un secchio che serviva per i nostri bisogni fisiologici». Dai fori delle assi di quel treno, «la mamma fece scivolare un biglietto di carta; un ferroviere lo raccolse e lo consegnò a un carabiniere, che lo fece avere alla famiglia di mio padre. Così seppero che eravamo stati presi». Tatiana, Andra, il cugino Sergio (mai più tornato a casa), la nonna, la zia e la mamma finirono ad Auschwitz – Birkenau. Il papà, invece, era già prigioniero in Sud Africa.

Al centro della foto, il Dottor morte, Joseph Mengele. AI lati due comandanti di Auschwitz, Richard Baer (Sx) e Rudolph Höss (Dx, organizzatore di primi metodi di sterminio del campo.

Al centro della foto, il Dottor morte, Joseph Mengele. AI lati due comandanti di Auschwitz, Richard Baer e Rudolph Höss organizzatore di primi metodi di sterminio del campo.

Una volta arrivati al campo di concentramento, i Bucci furono tutti separati. La nonna venne uccisa la sera stessa. Mamma e zia finirono in una baracca poco distante dalle due bambine, ma si riuscirono a vedere poche volte.

«Giravamo con vestiti più grandi delle nostre taglie e scarpe senza calze», dice Tatiana. «Non avevamo sciarpe e cappelli. Non ricordo l’estate passata ad Auschwitz-Birkenau, ma solo l’inverno. Non ci rendevamo conto di quello che ci stava accadendo. Ricordo che giocavamo a palle di neve. Vedevamo tutti i giorni gli scheletri, ma la morte per un bambino di sei anni non è così terribile come per un ragazzo di dieci. Ci ricordiamo perfettamente il camino da cui uscivano fumo e fiamme. Sapevamo che cos’era, ma solo ora mi sconvolge l’idea».

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Tatiana ricorda la cattiveria delle addette alla sorveglianza della baracca, ma anche i biscotti che un soldato le regalò e le magliette che una blokova (sorvegliante del lager) donò a entrambe: «Forse anche quelle ci hanno aiutato a non ammalarci».

Il giorno della liberazione è rimasto solo nella memoria di Andra. Tatiana riesce a parlare dei giorni successivi quando furono portate in un orfanotrofio a Praga e poi in Inghilterra, dove ricominciò la loro vita: «Sapevamo solo il nostro nome e cognome perché mamma, quando eravamo nel campo, ce lo faceva ripetere spesso. Avevamo dimenticato l’italiano: conoscevamo il tedesco e il ceco. Quando mamma seppe che eravamo in Inghilterra, rimase incredula: per capire se eravamo davvero noi, si ricordò che quando papà non c’era, ogni sera, ci mostrava una foto di loro due insieme che baciavamo per dar loro la buonanotte. La spedì in Inghilterra, ce la mostrarono e subito li riconoscemmo».

(Focus Junior)

 

 

 

 

 

 

 

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