La storia di sessanta cicatrici

S. in ospedale nel 2002, dopo essere stato ferito dal razzo palestinese

S. in ospedale dopo essere stato ferito dal razzo palestinese, siamo nel 2002,

 Nel 2002, prima che il sistema difensivo “Cupola di ferro” entrasse a far parte della realtà israeliana, la città meridionale di Sderot era quasi costantemente sottoposta ad attacchi di razzi e missili dalla striscia di Gaza. Quell’anno S., allora un bambino di 16 mesi, subì gravi ferite da quasi 150 schegge. Dopo tutti questi anni, e una lunga convalescenza, oggi S. sta per arruolarsi nel Commando Navale, una delle più leggendarie unità d’élite delle Forze di Difesa israeliane. “Ho semplicemente deciso che ce la potevo fare – dice S. – e spero di dare l’esempio agli adolescenti di Sderot, in modo che sappiano che possiamo crescere e realizzare i nostri sogni indipendentemente da ciò che ci tocca subire”.

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S. ha superato tutti i  test richiesti dal Commando Navale

S. ora ha 18 anni e porta ancora ben visibili circa 60 cicatrici che gli sono rimaste dal giorno in cui venne ferito, quando uno dei due missili lanciati da Beit Hanoun, nella striscia di Gaza, colpì in pieno il cortile della casa dove stava giocando. Un evento che ricorda a malapena. Eppure, dice, la sua anima ricorda tutto: “Ogni tanto, quando dormo o quando chiudo gli occhi, sento fragori e sirene di ambulanze, e il rumore di cose che si infrangono. È come in un film, come un lontana memoria. È tutto quello che ricordo, il resto è ciò che mi hanno raccontato”.

“Sentii un’esplosione e corsi fuori a cercare S. – ricorda la madre – Lo vidi in piedi nel cortile, tutto coperto di sangue. Lo afferrai e corsi in strada, dove ci trovarono i paramedici che erano accorsi e ci portarono in ospedale”. Miracolosamente, le innumerevoli schegge non erano penetrate in profondità nel corpo di S. e non avevano leso organi vitali. I medici lo operarono per ore, rimuovendo le schegge una a una, alcune grandi fino a cinque centimetri. Dopo diversi giorni venne dimesso dall’ospedale, ancora tutto coperto di bende.

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Sderot

S. ha superato tutti i difficili test richiesti dal Commando Navale ed è entusiasta di venire a sapere che ce l’ha fatta.

“Mi sono detto che, dopo tutto quello che ho passato, potevo sicuramente superare questi test – spiega – Era solo questione di prendere la decisione e ci è voluta molta forza di volontà. Non è stato facile, ma ho retto la sfida. È un miracolo che io sia vivo e che sia stato in grado di entrare nell’unità d’élite in cui ho sempre sognato di arruolarmi”.

sindaco di Sderot

Alon Davidi

La vicenda di S. è ampiamente conosciuta a Sderot, dove è diventato un po’ un simbolo della città di confine. Spesso viene invitato nelle scuole a raccontare la sua storia. Alon Davidi, sindaco di Sderot, lo ha recentemente incontrato per augurargli buona fortuna. “Conosco S. da quando era un ragazzino – dice il sindaco – Ho seguito la sua vicenda da quando era uno scolaro delle elementari fino alle superiori e ora che è riuscito a  entrare nel Commando Navale contro ogni probabilità, viste le ferite che aveva subito. La sua storia è un esempio, molto israeliano, di come si può trarre il meglio anche dalle circostanze più difficili”.

( YnetNews )

 

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