La “storiaccia” dei tre carabinieri
Il clima di terrore di Gaza

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di Giordano Stabile –

Ha mediato anche il Qatar per sbloccare la situazione dei tre carabinieri italiani assediati da Hamas a Gaza. Lo ha rivelato il portavoce del ministero degli Interni della Striscia, Yiad al-Bozum, nel ringraziare «quanti hanno partecipato alla soluzione della vicenda» e cioè «l’inviato speciale dell’Onu Nickolay Mladenov, il consolato generale italiano e l’ambasciatore del Qatar».

Giordano Stabile 2

Giordano Stabile

Già nella tarda notte di martedì, dopo gli interventi diplomatici, la tensione era scesa attorno alla sede dell’Onu nel centro della città, dove si erano rifugiati i tre. Gli uomini di Hamas hanno controllato i documenti dei nostri militari e chiarito l’equivoco.

Nickolay Mladenov

Nickolay Mladenov

Non erano «forze speciali israeliane» infiltrate, come sospettavano, ma gli uomini del Nucleo Scorte del consolato italiano a Gerusalemme, nella Striscia per un sopralluogo in vista di una visita del console generale.

I carabinieri non si erano fermati a un controllo non previsto e i miliziani avevano sparato in aria e inseguito il fuoristrada Toyota sul quale viaggiavano. I militari avevano passaporti diplomatici e non erano tenuti a sottoporsi a ispezioni, se non in casi di emergenza.

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Il ministero degli Interni di Gaza ha spiegato che si è creata la necessità di controllare il veicolo «transitato in un’area in cui si erano verificati spari», poi inseguito fino all’ingresso dell’agenzia Onu.

«Dopo che abbiamo compiuto verifiche, è emerso che si trattava di cittadini italiani, entrati peraltro nella Striscia in maniera regolare, e che il loro veicolo non era collegato agli spari», ha concluso.

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I tre carabinieri sono usciti dal valico di Erez poco dopo le 14 locali diretti a Gerusalemme. L’incidente nasce anche dal fatto che il livello di tensione nella Striscia è molto più elevato del solito. Il 12 novembre scorso i miliziani hanno intercettato un gruppo di uomini armati, che si fingevano palestinesi. Erano dell’esercito israeliano, in missione di ricognizione. Ne è scaturito un conflitto a fuoco, con sette militanti e un colonnello israeliano uccisi.

Il blitz ha fatto alzare il livello di guardia e contribuito all’equivoco che ha coinvolto i nostri militari. Ma c’entra anche il clima avvelenato fra Hamas e l’Autorità nazionale palestinese guidata dal presidente Abu Mazen. I miliziani si sentono sotto un triplice assedio, da parte di Israele, dell’Egitto e di Al-Fatah, il partito di Abu Mazen che fino al 2007 governava la Striscia. In questo clima anche un sopralluogo di routine diventa una missione ad alta tensione.

 (Stampa)

 

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