La strage al negozio kosher
Riecco i «Black Hebrew Israelites»
La setta dei suprematisti afro

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Jersey City, l’assalto al supermercato kosher, sei vittime , fra le quali i proprietari del supermercato Leah Minda Ferencz e il marito Moshe Deutsch, membri della comunità chassidica

   di Paolo Mastrolilli –

«Ogni persona bianca che non verrà uccisa da Cristo quando tornerà, sarà ridotta in schiavitù». Così parlava General Mayakaahla Ka, predicatore della Israelite School of Universal Practical Knowledge, secondo un rapporto pubblicato il 29 agosto del 2009 dal Southern Poverty Law Center. Poi aggiungeva: «Io sto parlando di 99 milioni di negri! E tu parli di 6 milioni di morti di fame?». E ancora: «L’Olocausto è uno scherzo. Heil Hitler».

Paolo Mastrolilli xxxx

Paolo Mastrolilli

Quel documento aveva lanciato l’allarme sul fenomeno dei «Black Hebrew Israelites», cioè i neri che si ritengono i veri discendenti degli ebrei delle Sacre scritture, perché stava prendendo una piega speculare a quella dei suprematisti bianchi. A Jersey City, se le prime informazioni raccolte dagli investigatori sono corrette, questa minaccia si è trasformata in realtà. Almeno uno dei due assalitori del mercato kosher, David Anderson, era infatti legato ai «Black Hebrew Israelites», e ciò potrebbe aprire una nuova pagina raggelante per il terrorismo domestico americano.

Black Hebrew Israelites»

Black Hebrew Israelites

Questa storia affonda le radici addirittura nel Diciannovesimo secolo, quando Frank Cherry aveva costituito la «Church of the Living God» a Chattanooga, nel Tennessee, e William Crowdy aveva creato la «Church of God and Saints of Christi» a Lawrence, in Kansas.

Il punto di partenza era comune, ossia la persecuzione subita durante il lungo periodo della schiavitù. Allora tra gli afro-americani si era diffusa la convinzione che loro fossero i veri discendenti culturali, ma anche biologici, degli ebrei descritti nelle Sacre scritture.

Ciò consentiva una rivalsa morale e una giustificazione della ribellione contro i bianchi cristiani, che era gli usurpatori della religione, appartenenti in realtà ad una razza inferiore.

General Mayakaahla Ka

General Mayakaahla Ka

Il movimento da allora in poi si è allargato, prendendo molte direzioni diverse e contraddittorie. Gli studiosi distinguono i suoi appartenenti in almeno tre categorie: gli ebrei neri che restano legati al cristianesimo ma adottano i rituali ebraici; quelli che si uniformano di più alla tradizione ebraica; e quelli che invece intendono la definizione di israeliti soprattutto con un connotato nazionalistico. Nessuno di questi gruppi viene riconosciuto nell’ambito dell’ebraismo autentico, e in passato ci sono state anche frizioni quando alcuni membri sono emigrati verso Israele, chiedendo di ottenere la cittadinanza sulla base di una presunta discendenza diretta dal popolo delle scritture.

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Lo studio del Southern Poverty Law Center sosteneva che la maggioranza dei gruppi dei «Black Hebrew Israelites» «non sono nè esplicitamente razzisti, nè antisemiti, e non promuovono la violenza». Allo stesso tempo però avvertiva che «c’è un settore estremistico emergente, i cui adepti credono che gli ebrei siano impostori diabolici, e condannano apertamente i bianchi come la personificazione del maligno, meritevoli solo della morte e la schiavitù».

Negli ultimi anni questi gruppi hanno seguito un percorso speculare a quello dei suprematisti bianchi, diventati più attivi durante l’amministrazione Trump, a partire dagli scontri di Charlottesville del 2017. La protesta nera si era stranamente calmata, dopo l’esplosione di Black Lives Matter all’epoca di Obama, ma questo potrebbe essere il primo segnale di un ritorno più violento.

(Stampa)

 

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