La strategia di Netanyahu

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di Fiamma Nirenstein –

Mentre si scalda al calor bianco il fronte sud con Gaza, e Israele manda a Hamas un messaggio che si intitola «adesso basta», il nord ha contorni complessi, che si sfumano sui pavimenti disegnati a scacchi su cui Putin ha incontrato mercoledì scorso Netanyahu, in vista dello storico incontro fra Putin e Trump, domani.

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Fiamma Nirenstein

Il viaggio di John Bolton di qualche giorno fa a Mosca dice che il destino della Siria e del Medio Oriente sono fra le leve decisive dell’incontro, anzi, come ha detto Bolton: «Non credo che Assad sia il centro strategico: è l’Iran a esserlo» e ha aggiunto: «Ci sono le possibilità di un largo negoziato che aiuti a spingere le forze iraniane fuori dalla Siria, a casa loro».

epa06843977 Russian President Vladimir Putin (L) and US National security advisor John Bolton (R) shake hands during their meeting in the Kremlin in Moscow, Russia, 27 June 2018. US President Donald Trump's national security advisor is in Moscow to lay the groundwork for a possible US-Russia summit. EPA/ALEXEI DRUZHININ / SPUTNIK / KREMLIN POOL MANDATORY CREDIT

Vladimir Putin e John Bolton

E questa è la ragione, il disegno pluriennale per cui Netanyahu ha fatto a Putin ben nove visite: per Israele avere l’Iran insieme agli Hezbollah sul proprio confine è impossibile, si tratta del Paese e della milizia che hanno fatto della distruzione di Israele lo scopo principale.

Ma l’Iran è molto ambizioso: ha speso in questi anni in Medio Oriente e in particolare in Siria la bellezza di 30 miliardi di dollari mentre la sua gente soffre la fame; senza la sua gestione crudele della guerra Assad non esisterebbe più.

Assad e Putin

Assad e Putin

Anche la sua ultima vittoria a Daraa nel sud della Siria, che si fregia della guerra contro l’Isis, ha ucciso e sgomberato centinaia di migliaia di sunniti terrorizzati. Tutto questo, tuttavia, gli Ayatollah l’hanno fatto con l’appoggio armato della Russia. Netanyahu ha preso un volo El Al nove volte per Mosca, ma anche Putin ha steso nove volte i tappeti rossi per Bibi (stavolta è andato alla partita con la moglie Sara e due bambini malati): la ragione non è una passione sionista. Putin tiene solo per Putin, e pensa che Bibi possa avere un ruolo interessante.

Netanyahu a sua volta, proprio nelle ore del Cremlino, ha bombardato la centrale più tecnologica dei mezzi bellici iraniani. Dunque, si può notare un primo accordo: si può attaccare l’Iran senza che la Russia si arrabbi. E se non si arrabbia, dato che a Putin Assad serve, vuol dire che è chiaro che Israele ce l’ha con l’Iran, ma non col dittatore siriano finché non spara.

Mohammed Bin Zayed

Mohammed Bin Zayed

Ma la storia è più scottante e non tutta israeliana: dal 2016, secondo il New Yorker, Mohammed Bin Zayed, principe di Abu Dhabi, sollevò il problema di spingere la Russia lontano dagli ayatollah iraniani, i peggiori nemici. Formò un fronte con i Paesi arabi moderati, che hanno immaginato un affare in grande stile, in cui gli Stati Uniti possano sollevare da Putin le sanzioni comminategli per l’invasione dell’Ucraina in cambio della fuoriuscita iraniana. Nessuno lo può dire con certezza, ma forse Israele è in grado di illustrare a Trump quanto sia essenziale e storico distogliere l’Iran dalla conquista del Medioriente. Questo grosso deal sarebbe, prima del summit di domani, il nodo su cui i due discuterebbero fra gli altri argomenti: Assad resta, l’Iran se ne va, Trump cerca di ottenere che Putin scalzi gli ayatollah.

 

 (Giornale)

 

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Fiamma Nirenstein

Giornalista