La tara della civiltà

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di Giuseppe Crimaldi –

Più volte – da non ebreo ma da cittadino del mondo che ama le libertà – mi sono chiesto perché io stia dalla parte di Israele. Nel lungo cammino che ha accompagnato la mia vita fino ad oggi di domande me ne sono poste tante. E di nuove – sempre – continuo a farmene. Perché dunque sto con Israele? Facciamo una premessa: della politica ci interessa poco. Noi della Federazione Italia Israele abbiamo una sola stella polare come guida, che resta quella del bene individuale e comune. Siamo uomini liberi. E allora scendiamoci, nell’arena polverosa delle idee. Tutti. Io provo solo a lanciare lo spunto, poi ciascuno dica la sua.

PERCHE’ STO CON ISRAELE? Perché, da italiano, vorrei tanto identificarmi con chi – sull’opposta sponda di un Mare che bagna i nostri due Paesi – condivide le speranze, le aspirazioni di progresso, il sogno di civiltà e pace tra i popoli.

Bambino di 2 anni dello Yemen che soffre di malnutrizione

Bambino di 2 anni dello Yemen

PERCHE’ NON POSSO STARE CON I NEMICI D’ISRAELE? Perché amo le libertà. E chi le tutela. E chi per esse si batte ogni giorno. Dalla libertà di espressione a quella di voto. Dal diritto ad essere se stessi nelle forme di corpo e nella religione o nell’ateismo che intenda professare. Poi però mi guardo attorno e – al di là di Israele – vedo il buio. Dalla Giordania al Libano; dall’Egitto alla Siria, per non parlare dello Yemen, dell’Arabia Saudita, dell’Algeria, della Libia, dell’Afganistan, del Pakistan e dei palestinesi.

Già, la Palestina…. Ricordo ancora una volta che l’Autorità palestinese ha a capo un brontosauro che vive nella sua torre eburnea da troppi anni (essendosi autoproclamato ad oltranza rais del nulla), praticamente in ostaggio dei “fratelli” di Hamas.

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Un burattino senza alcuna credibilità, l’erede di Arafat: che fu, è stato e resta il primo carnefice della causa palestinese. Ma permettersi di toccare Arafat è politicamente scorretto: e chi lo sostiene e lo afferma non entrerà mai nei salotti buoni dell’informazione mondiale.

Poi ci sono i delinquenti.  Hamas – come Hezbollah e i guardiani della rivoluzione iraniana – sono dei fuorilegge conclamati. Sono il cancro che continua a sviluppare metastasi nel povero, martoriato corpo mediorientale. Ma quando un popolo nonsi accorge del male che gli esplode in corpo, ed anzi si affida al proprio carnefice, allora quello a casa mia si chiama suicidio. Onu e Unesco permettendo….. Che vergogna.

I DIRITTI Dove sono i diritti umani e civili a Gaza? O a Damasco? Dov’è l’unità di misura – la TARA DELLA CIVILTA’ – per tracciare una linea di demarcazione tra il bene e il male? Rigiriamo la domanda: e dove alberga la prodigiosa comunità internazionale quando si tratta di garantire terra, identità nazionale e lingua al popolo curdo e a quello armeno?

Interrogativi. Come vivono i giovani nati dopo il 2000 in Iran? Quali libertà vengono garantite alle donne di religione musulmana? Fino a quando una 18enne sol perché nata a Ramallah piuttosto che a Doha, dovrà indossare il burqa anche persino quando decide di andare in spiaggia? Fino a quando le donne dovranno subire le frustate – se non, addirittura, la lapidazione – perché accusate (da un tribunale composto rigorosamente tutto da maschi barbuti fedelissimi alla Shaaria) di adulterio, naturalmente senza nemmeno aver diritto ad un giusto processo?

Una delle vignette israeliane a difesa dei diritti umani violati in Iran, esposta accanto al Parlamento europeo a Bruxelles a partire da mercoledì

I diritti umani violati in Iran

Domande. E perché gli omosessuali vengono ogni giorno condannati a morte con un’esecuzione sommaria e allucinante (l’impiccagione in Iran e a Gaza il lancio dal tetto di un edificio alto abbastanza da ridurlo in fin di vita ma non da farlo morire sul colpo, perché agonizzi al più lungo possibile prima di spirare…)-

Quesiti, quesiti. Vorrei infine aggiungere anche un paio di altre domande: che diritti vengono riconosciuti agli agricoltori, alla natura, alla conservazione del mare e delle campagne, tra gli sgherri dell’integralismo islamico? Mentre i pionieri di Eretz dissodavano terre acquitrinose e guardavano al futuro dei loro figli e delle generazioni a venire, iovani e vecchi inkefattiati giocavano al back gammon. E a ingravidare le mogli.

Ma la vogliamo buttare anche sul sentimentale? Eccomi. Come viene trattato un gattino o un cane randagio a Gaza? Eviterò di postare un video tragico per ciò che documenta il modo di ammazzare a sangue freddo tre meticci randagi in cerca di qualcosa da mangiare per i fetidi vicoli di Gaza: eppure tutto questo dimostra come ogni essere vivente – pianta, animale o umano che sia – non trovi alcun rispetto nella filosofia umana degli arabi palestinesi e dei loro sodali.

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Quelli di Hamas ma permettetemi di dire, almeno fino a che qualcuno non si ribelli alla propria leadership – i palestinesi tutti altro non sono  che i pronipoti di una sottocultura analfabeta di generazioni e generazioni che per secoli si sono interessate più di fumare vagonate di sigarette e narghilé, bevendo il thé senza immaginare un futuro di progresso. Non a caso la Palestina – quando era ancora Palestina e non c’erano ancora quei cattivoni degli ebrei- si è sempre economicamente e commercialmente distinta per il nullla: cioè per l’esportazione dei datteri. E questo – ripetiamolo – per secoli, molto ben prima che arrivassero gli ebrei a bonificare e a rendere coltivabile la terra.

LE PREFICHE Dinanzi a tanto dolore ma anche a tante clamorose e incontrovertibili evidenze, la propaganda imposta dalle prefiche del buonismo della mistificazione un tanto al chilo (l’elenco è lungo: e coinvolge i media internazionali [Al Jazeera in testa], la Commissione europea, l’Onu, l’Unesco e compagnia bella) ci racconta altro.

Poi ci sono i casi patologici. Quelli “nemici a prescindere”. I D’Alema, i Vauro, i comunisti resistenti, i neofascisti di CasaPound e di Forza Nuova, i gilè gialli, eccetera eccetera. Che bella compagnia. Torniamo a Vauro: uno che quando si occupa degli ebrei crede di fare il piacione, offendendo invece anche il sentimento di un cristiano come sono io (vedere una delle ultime vignette su Gesù Cristo inchiodato sulla croce). Nato, cresciuto e imbevutosi nell’arsenico sessantottino, alla fin fine offende tutti e si diverte a sputare sugli ebrei. Poveri noi, povera satira.

Hand making Ok sign, Israel flag painted as symbol of best quality, positivity and success - isolated on white background

NUOVO MEDIO EVO E allora le cose stanno in un modo molto più semplice di que che possa sembrare. Dunque noi, donne e uomini del 2019, abbiamo solo due modi di pensare alle nostre vite e a quelle di chi verrà dopo di noi. Con chi stare? Con i neri cavalieri bardati di scimitarra che ci riportano agli anni bui ad ogni gola sgozzata, ad ogni adultera lapidata, ad ogni neonata di sesso femminile infibulata, ad ogni stupro di massa perpetrato nel generale silenzio in Pakistan, Yemen, Nigeria, Afghanistan? O, piuttosto, ritroveremo le radici comuni? Se mai un giorno anche certa sinistra italiana riuscirà a guardarsi nello specchio; se certa destra e certa sinistra avranno il coraggio e l’onestà di affermare che in Medio Oriente esiste una sola nazione che possa dirsi tale, forse – e dico forse – verrò compiuto un atto di giustizia sostanziale.

Ma – in fondo – non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Molto meglio di quanto abbia fatto io scrisse il filosofo greco Epitteto da Ierapoli: “La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici

 

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista