La terra promessa dell’innovazione

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È grande quanto la Toscana, conta appena 8 milioni di abitanti, non ha risorse naturali ed è in guerra con quasi tutti i Paesi vicini. Eppure è il secondo polo dell’innovazione mondiale dopo la Silicon Valley, sforna idee rivoluzionarie come Waze o Moovit e attrae migliaia di talenti da tutto il mondo.

Attualmente le start up attive sono oltre 5mila, quasi raddoppiate rispetto al 2009 (erano 2.800), e ogni anno in media nascono 800 nuove iniziative imprenditoriali. Una continua escalation grazie alle consistenti risorse finanziarie private e pubbliche, messe a disposizione dei neoimprenditori. Ma non è tutto. Consistenti sono anche i finanziamenti forniti dallo Stato.

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I fondi pubblici mettono a disposizione circa 375 milioni di dollari l’anno, in grado da soli di dar vita a centinaia di start up. Ma c’è ancora di più: lo Stato individua pure le aree strategiche (dal biotech alle nanotecnologie, dalla sicurezza all’energia e alle scienze della vita) e i programmi approvati ricevono per la Ricerca & sviluppo una quota di finanziamenti tra il 20 e il 50 per cento. I venture capitalist, dal canto loro, arrivano a supportare tra il 30 e il 50 per cento del capitale.

E in questo quadro generale certo non è un caso che Israele si ritrovi ad essere al secondo posto dopo gli Stati Uniti per numero di start up. Un ecosistema unico dove si concentrano, in base alle ultime rilevazioni del centro di ricerca Ivc, oltre 11mila tra start up, incubatori, fondi di private equity e venture capital (anche esteri), business angel.

Jonathan Pacifici

Jonathan Pacifici

In Israele si scommette sulle idee. E’ quello che fa Jonathan Pacifici, nel 1982 ferito nell’attentato alla sinagoga di Roma (aveva 4 anni), oggi Presidente del consiglio di amministrazione al Jewish Economic Forum e responsabile di Wadi Ventures, un fondo di investimento sulle startup israeliane; un acceleratore d’impresa che nel primo anno di attività ha raccolto tre milioni di dollari e investito in 15 società. “Non forniamo molta liquidità, circa 50 o 100mila dollari per una quota tra il 7 e il 10 per cento della nuova società –  ha detto Pacifici -. L’aspetto fondamentale è che assistiamo e supportiamo il fondatore nelle decisioni più importanti, aiutandolo inoltre a presentare la sua idea sul mercato europeo, grazie ai rapporti che abbiamo con investitori, banche e società di telecomunicazioni”.

Astorre Modena Managing Partner, Terra Venture Partners

Astorre Modena

Significativa anche l’esperienza di Astorre Modena, responsabile Terra Venture Partners, fondo di investimento e incubatore di startup israeliane;
“Israele è un modello unico, grazie al supporto che il Governo offre all’innovazione. Sono stati varati programmi a supporto della ricerca dove, a fronte di un investimento di 100mila dollari di capitale di rischio nella start up si aggiungono fino a 500mila dollari dello Stato. Non c’è nulla di così vantaggioso e questo modello attrae investitori da tutto il mondo”.

Investire nell’innovazione in Israele si rivela un buon affare anche quando gli attori e i numeri in gioco sono grandi. Due settimane fa Intel, per l’impianto di Kiryat Gat, ha annunciato un piano di nuovi investimenti da 6 miliardi. Una decisione che secondo il ministro delle Finanze israeliano, Yair Lapid, porterà alla creazione di migliaia di posti di lavoro diretti e a decine di migliaia di nuovi occupati nell’indotto.

(Sole 24 ore)

 

 

 

 

 

 

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