La truffa della falsa tregua

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 di Eyal Zisser –

Secondo quanto riportato da diversi mass-media, tempo fa Hamas avrebbe fatto conoscere a Israele la propria disponibilità ad impegnarsi in una hudna (“tregua”) a lungo termine che prevedrebbe la cessazione del blocco anti-terrorismo da parte di Israele ed Egitto e il libero passaggio di fondi destinati a riabilitare l’economia di Gaza in cambio della restituzione da parte di Hamas di due civili israeliani trattenuti come ostaggi dal gruppo terroristico e delle salme di due soldati israeliani caduti a Gaza nel 2014. Stando a molti mass-media, non raccogliendo queste “aperture” di Hamas, Israele si sarebbe reso responsabile del fallimento del possibile accordo.

Eyal Zisser

Eyal Zisser

Quest’idea di un cessate il fuoco non è una novità. Nel 2003 il fondatore di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin, offrì una hudna di dieci anni in cambio del completo ritiro di Israele sulle linee del 1967. Attenzione: per Hamas, il ritiro di Israele sulle linee del ’67 e la creazione di uno stato palestinese su tutti i territori sgomberati non è abbastanza per riconoscere l’esistenza di Israele, tanto meno per fare un accordo di pace con esso, ma solo per una “tregua temporanea”.

Ahmed Yassin

Ahmed Yassin

Non è un caso, infatti, che Hamas usi il termine hudna, un concetto ancorato nella tradizione islamica che si riferisce a una cessazione temporanea della jihad contro gli infedeli quando gli infedeli hanno la meglio, per consentire ai musulmani di riorganizzarsi e prepararsi per ulteriori combattimenti.

Hamas spera di far passare l’idea di una hudna non solo come espressione della sua identità islamica, ma anche della sua avversione all’idea di fare un accordo di pace definitivo con Israele, o anche solo di riconoscerne l’esistenza. Al contempo, l’uso del termine hudna serve a sottolineare come il gruppo terrorista islamista si ritenga votato a continuare ad oltranza la guerra storica contro Israele, anche se non necessariamente in questo momento specifico.

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Per ragioni ideologiche, Hamas non vuole impegnarsi in negoziati diretti con Israele. Di conseguenza i messaggi, se e quando ci sono, vengono affidati a mediatori terzi, che hanno a loro volta loro propri interessi: per esempio, quello di togliere Gaza dall’agenda politica nel breve termine anche al prezzo di un eventuale conflitto ancora più violento tra qualche anno. Dopo tutto, razzi e tunnel per infiltrazioni terroristiche non sono puntati contro il Qatar o l’Egitto.

E’ difficile immaginare Hamas (né Hezbollah, se è per questo, che pure negli ultimi dieci anni ha mantenuto una relativa calma sul confine tra Israele e Libano) rinunciare pubblicamente alla sua opposizione intransigente e alla sua guerra contro Israele. Ancora più difficile immaginare che Hamas possa imporre una tale posizione alle altre fazioni terroristiche che operano all’interno di Gaza, né  tanto meno rinunciare al suo arsenale di missili e alla forza militare che ha accumulato.

Una hudna con Hamas, inoltre, si tradurrebbe in un duro colpo per l’Autorità Palestinese, giacché sarebbe come dire alla comunità internazionale che ogni investimento finanziario a Gaza deve passare attraverso il “legittimo” sovrano nella striscia di Gaza: il gruppo terroristico Hamas.

Yahya Sinwar “I nostri rapporti con la Repubblica Islamica sono eccellenti”

Yahya Sinwar “I nostri rapporti con la Repubblica Islamica sono eccellenti”

In un’intervista rilasciata la scorsa settimana alla stazione televisiva libanese Al Mayadeen, Yahya Sinwar, il capo di Hamas a Gaza, ha decantato i legami dell’organizzazione terroristica con Hezbollah, dicendo che non sono mai stati migliori, nonché i crescenti legami di Hamas con la Guardia Rivoluzionaria iraniana e con il comandante della Forza al-Quds, il generale Qassem Soleimani, l’uomo che opera nella regione per conto dell’Iran.

La hudna ufficiosa e traballante in vigore tra Hamas e Israele dopo la guerra anti-terrorismo dell’estate 2014 è il massimo a cui Israele poteva e può aspirare, mentre continua a garantire la sicurezza dei propri confin, anche se questo significa lasciare che Hamas resti al potere a Gaza.

(Israel HaYom, Israelenet)

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