La uccise perché ebrea

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Michal Halimi

di Yair Shalom –

Lei, incinta di otto mesi, il marito, l’altro. Prima la sparizione del marito, svanito nel nulla. Scappato via o morto? Di fatto non si sono mai più avute sue notizie. Poi la sparizione di lei. Improvvisa. La denuncia della scomparsa. Un vero giallo. La vicenda di  Michal Halimi, 29 anni, ebrea scomparsa dalla regione di Binyamin, nella “West Bank” per molti giorni è stato  un vero e proprio mistero.  Le indagini per ritrovare la donna vennero svolte nel massimo riserbo. Per tutta la durata della ricerca venne dato l’ordine di non pubblicazione della notizia sui media.

Muhammad Harouf, a Palestinian resident of Nablus is brought to the Jerusalem Magistrate's Court on suspicion of murdering his partner Michal Halimi, August 2, 2017. Photo by Yonatan Sindel/Flash90

Muhammad Harouf

Le indagini appurarono che la vittima si era trasferita nella casa di un giovane palestinese di Nablus Mohammed Harouf con il quale aveva cominciato una relazione.

Dopo una serie di lunghi interrogatori e di riscontri venne arrestato l’Harouf che finì col confessare l’omicidio. Confessò di averla strangolata e di averle spaccato la testa con delle pietre ad Holon… Gelosia, un litigio finito male? Un vero, convincibile movente, non venne mai appurato.

luogo del delitto

Il luogo del delitto

Ma ora la svolta. A differenza di quanto inizialmente riportato nell’atto di incriminazione dell’agosto 2017, la sentenza ha riconosciuto la matrice terroristica dell’omicidio, rivendicata dallo stesso Harouf. “La uccisi perché ebrea. L’ho uccisa per la libertà dei prigionieri palestinese…”

 

 

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