La variabile Putin
nella guerra fredda
fra Usa e Iran

Rouhani

di Carlo Panella

È iniziata la Guerra Fredda tra l’Iran degli ayatollah e Donald Trump, come abbondantemente preannunciato dal neo presidente durante tutta la sua campagna elettorale. L’occasione è stata data dalla ovvia reazione di Trump alla notizia del lancio il 29 gennaio scorso di un missile balistico iraniano a media gittata da parte della speciale brigata dei Pasdaran. In termini chiari: un missile in grado di raggiungere l’Europa, Israele e -naturalmente- l’acerrimo nemico politico religioso degli ayatollah: l’Arabia Saudita che secondo loro «usurpa» la Custodia dei Luoghi Santi, la Mecca e la Medina.

Carlo Panella

Carlo Panella

Immediata, ma non durissima, la reazione della Casa Bianca che ha considerato quel lancio di missile balistico una violazione degli accordi Usa-Iran siglati in sede Onu e ha varato nuove sanzioni contro alcune personalità e alcune organizzazioni del regime di Teheran. Furiosa, ieri, la reazione della Guida della Rivoluzione, l’ayatollah Khamenei, che ha personalmente attaccato Donald Trump. Una escalation verbale che mette in luce il dilemma fondamentale della politica estera di Trump. Il suo asse portante, oltre al neo isolazionismo, è infatti una politica di appeasement con Vladimir Putin, ma non è facile impostarla se contemporaneamente si portano al calor bianco le relazioni con un Iran, che della Russia è il principale -e indispensabile- alleato in Medio Oriente e che ha di fatto garantito con i suoi Pasdaran e le sue milizie sciite la vittoria di Assad (e quindi di Putin) ad Aleppo.

L'ayatollah Khamenei

L’ayatollah Khamenei

Un’alleanza che ha visto Putin in persona concordare col generale iraniano Ghassem Suleimaini tutte le offensive in Siria e in Iraq. La Russia, per di più, nei giorni scorsi ha consegnato all’Iran 169 tonnellate di uranio arricchito per lo sviluppo del suo programma nucleare.

Ghassem Suleimaini

Ghassem Suleimaini

Una fornitura che si accompagna a quella delle stesse centrali nucleari -costruite con tecnologia e impianti russi- , così come di armamenti di vario tipo, il che dimostra che l’asse Mosca-Teheran è politico-militare, ma anche strategico dal punto di vista economico. Trump, sul nucleare iraniano, così come gli uomini che gestiscono la sua politica estera e militare è stato chiarissimo: “L’accordo sul nucleare con l’Iran è il peggiore possibile”. Non l’ha ancora denunciato, ma è chiaro che farà di tutto per un suo azzeramento sostanziale. Si vedrà quindi nelle prossimi mesi se e come questo nodo gordiano della politica di Trump potrà essere troncato. Ma si è facili profeti nel prevedere che la Guerra Fredda tra Usa e Iran sarà il punto più scabroso nelle relazioni tra la nuova amministrazione Usa e Putin.

 

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