La vendetta di Lieberman

Avigdor Liberman e Benjamin Netanyahu

Avigdor Liberman e Benjamin Netanyahu

di Fiamma Nirenstein –

Caldo terribile a Gerusalemme, 40 gradi, e di fatto siamo di nuovo in campagna elettorale. Può essere un’estate terribile, specialmente se ora in fretta e furia Israele dovrà mettersi a preparare nuove elezioni per la fine d’agosto. Accadrà, se nel corso di questa giornata non si troverà una soluzione di compromesso che permetta a 61 deputati dei partiti di centro destra e di destra in un parlamento di 120 seggi di formare un governo intorno a Bibi Netanyahu primo ministro. Il Likud, il suo partito, ha preso 35 seggi, il suo leader carismatico si era avviato pur fra mille polemiche a ricoprire trionfalmente il ruolo di premier per la quinta volta su incarico del presidente Reuven Rivlin. E poi, l’imprevisto: Avigdor Lieberman, coi suoi 5 seggi di “Israel Beitenu” (“Israele la nostra casa”, partito di immigrati russi) ha puntato i piedi.

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Così ieri sera alle 8:00 in una accorata conferenza stampa alla Knesset, dopo che l’assemblea aveva dato un primo voto favorevole allo scioglimento, Netanyahu ha di nuovo chiesto a Lieberman (che aveva incontrato senza frutto alcuno) di ragionare e scendere a un possibile compromesso, considerando che fra poche ore sarebbe dovuto tornare dal presidente Rivlin e restituirgli il mandato.

Ha detto che un governo stabile era di fatto già là, formatosi in campagna elettorale nelle intenzioni manifestate da tutti i partiti incluso quello del ribelle che aveva promesso ai suoi elettori di unirsi a lui; che la disponibilità a piegarsi ai desiderata degli alleati è grande; che sarebbe orribile per Israele essere trascinata nella bolgia della competizione elettorale. La gente sa che questa appena passata è stata aspra come non mai.

Israeli Defence Minister Avigdor Lieberman addresses the media during a visit to the Israel-Syria border in the annexed-Golan Heights on August 7, 2018. (Photo by JALAA MAREY / AFP)        (Photo credit should read JALAA MAREY/AFP/Getty Images)

Avigdor Lieberman

Riaprire la ferite, sarebbe dispendioso, privo di senso… Ma Lieberman gioca una partita molto più larga di quella dichiarata: intanto la sua richiesta basilare, la coscrizione obbligatoria dei “haredim”, apre tutta la questione del controllo che i religiosi, e quindi gli altri alleati di un governo Netanyahu, cercano di imporre su ogni settore della società.

Lieberman che pure sa che il “draft” può essere affrontato in tanti modi, sa anche però che tanta parte della popolazione non vuole sentire su di se il fiato della struttura rabbinica dalla culla alla tomba, al cibo, ai trasporti di Sabato. Ma più di tutto quello di cui si sta chiaramente compiacendo il capo di Israel Beitenu è il colpo di frusta con cui ha rimesso in gioco il vero oggetto in palio alle elezioni appena passate, la vera questione, e anche il suo primo oggetto di antagonismo e forse di vendetta dopo le dimissioni obbligate dal Ministero della Difesa: il suo scopo è Netanyahu stesso. Infatti gioisce e si pasce della crisi in corso tutta la sinistra, e anche quel vastissimo centro di Gantz, “Blu e Bianco”.

epa07495227 Benny Gantz, former Israeli army chief of staff and candidate for prime minister of the Blue and White Israeli centrist political party, gestures after giving a speech during a rally with supporters in Tel Aviv, Israel, 09 April 2019.  EPA/ABIR SULTAN

Benny Gantz

Gantz infatti ha già detto che coi suoi 34 seggi, appena uno di meno del Likud, potrebbe tentare di formare il governo. In realtà secondo la “basic law” che non è la Costituzione ma ci assomiglia, il Presidente potrebbe accordare altre 4 settimane a qualcuno per formare una coalizione. Ma se i cento giorni fino alle elezioni invece scattano, il Presidente potrebbe su richiesta di una maggioranza di parlamentari che lo richiedesse dare a Netanyahu altri 14 giorni.

Se tutto questo accadrà, le elezioni probabilmente avranno luogo: è già cominciato un giuoco delle colpe in cui i leader si accusano l’un l’altro, si scrutano i sondaggi che danno per altro un seggio in più a Netanyahu, uno in più anche a Lieberman e uno di meno a Gantz.

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Lieberman che da una parte è il grande difensore della laicità, dall’altra è il personaggio che si è dimesso più volte, compreso da Ministro della difesa nel dicembre scorso, perché ha pensato che il Netanyahu sia troppo molle coi palestinesi: è un tipo duro, russo, provato dalla vita, e tuttavia molto duttile e esperto nel gestire i suoi uomini sempre conquistando i migliori ruoli e giuocandoli per salire avendo a sua disposizione una piccola forza politica nel passato accusata, in alcuni suoi membri, di corruzione.

E’ lui che adesso, sotto gli occhi stupiti di tutti, sta facendo saltare il sistema di un Paese che funziona in economia, in strategia, in gestione della cosa pubblica, in tecnologia, e sta minando l’immarscescibile Netanyahu. Davvero il sistema presenta una fragilità istituzionale troppo pesante per una terra sempre scossa da eventi fatali, da guerre, da attacchi terroristici.

 (Giornale)

 

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Fiamma Nirenstein

Giornalista