La vergogna delle donazioni
che non possono avere un nome

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Israele deve continuare a rappresentare il male. Ospita, cura, assiste i bambini feriti siriani? Non si deve far sapere. I miracoli quotidiani che avvengono al Ziv Medical Center di Safed i trattamenti salva-vita, non si devono sapere. Così come non si deve neanche sapere chi ha donato quelal coperta, quel cappotto, quella tenda quel sacco a pelo, chi ha aiutato, insomma, il popolo siriano ad attutire il dramma del freddo, i rigori dell’inverno.

I siriani sfollati a causa della guerra civile riceveranno presto nuovi articoli invernali d’emergenza (coperte, guanti, stivali e tutto il resto) donati da israeliani, ma non sapranno mai da dove provengono perché la Siria si considera uno stato nemico di Israele. “Al fine di proteggere l’iniziativa e i suoi destinatari” tutti i loghi e le etichette in ebraico vengono rimossi, cancellati dalle più di 100 tonnellate di materiale raccolte da tre organizzazioni sioniste israeliane.

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Il rappresentante dei gruppi, Gilad Perry, ha detto che anche la data e il metodo di consegna non possono essere rivelati per lo stesso motivo. “Temevo che la gente non avrebbe donato volentieri sapendo che la provenienza della donazione sarebbe rimasta sconosciuta – ha detto Perry – Sono rimasto sorpreso nel vedere che mi sbagliavo”.

Quest’anno l’iniziativa, che ha avuto inizio nel 2014, ha visto un numero record di donazioni, con materiali raccolti fra ebrei, arabi e drusi in tutta Israele. Ma non si deve sapere, Israele deve continuare ad essere dipinta e rappresentata come la icona del male. E non c’è più vergogna di niente.

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