La verità sull’aereo russo abbattuto
La telefonata di Netanyahu a Putin

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di Giordano Stabile –

Un aereo russo finisce in mezzo a una battaglia fra jet israeliani e contraerea siriana e viene abbattuto per sbaglio. L’ultimo episodio della guerra in Siria rischia di innescare una escalation fuori controllo ma, alla fine il presidente Vladimir Putin e il premier Benjamin Netanyahu si chiariscono al telefono ed evitano il peggio.

Giordano Stabile

L’incidente è costato la vita a 15 militari russi, a bordo di un Il-20M, quadrimotore per il pattugliamento marittimo. Sono passate da poco le 22 di lunedì. Il velivolo comincia la discesa sul mare davanti a Lattakia per atterrare alla vicina base di Hmeimim quando il cielo notturno viene squarciato dai missili lanciati da quattro F-16 israeliani.

Il raid punta a distruggere depositi militari alla periferia della città. I sistemi di difesa siriani S-200 reagiscono con fitte salve di missili anti-aerei. Uno di questi esplode accanto all’Ilyushin e lo disintegra.

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Poco dopo la mezzanotte Mosca annuncia la “scomparsa” dell’aereo. Poi accusa la fregata francese Aquitaine, che incrociava nelle acque davanti a Lattakia, di aver lanciato missili e contribuito all’abbattimento dell’aereo. La Francia smentisce. In tarda mattinata un comunicato del ministero della Difesa russo chiarisce la dinamica. Gli F-16 israeliani «si sono avvicinati a Lattakia provenienti dal mare» e hanno usato l’aereo russo «come scudo per nascondersi dalle difese siriane».

Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin

Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin

Gli israeliani hanno avvertito i russi «soltanto un minuto prima di lanciare lo strike» e per questo non è stato possibile spostare il velivolo in «un’area sicura». La Russia, precisa la nota, «si riserva di rispondere nei modi e nei tempi opportuni». L’ambasciatore israeliano a Mosca viene convocato dal ministero degli Esteri. Putin avverte che «la nostra risposta sarà aumentare le misure di sicurezza, e verrà notata da tutti».

Sono toni bellici. Le forze armate israeliane rispondono, si assumono la responsabilità del raid ma smentiscono la versione russa. Gli F-16 «erano già rientrati nello spazio aereo israeliano» quando l’Ilyushin è stato abbattuto e quindi la responsabilità ricade sui militari siriani che hanno reagito «in maniera sconsiderata» e tirato alla cieca.

sistemi di difesa siriani S-200

Israele precisa che l’obiettivo dei raid erano armi provenienti dall’Iran e destinati a Hezbollah. La risposta però non placa l’ira russa. Mosca è irritata soprattutto per il mancato avvertimento. In serata arriva la telefonata di Netanyahu a Putin. Il leader israeliano esprime «rammarico» per le «perdite» russe ma ribadisce la volontà «di continuare a colpire obiettivi iraniani». Putin ribatte che i raid sono «una violazione della sovranità siriana». Ma per ora finisce qui.

 (Stampa)

 

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