La vita al tempo del Covid

di Dror Eydar –

Il numero giornaliero di contagi Covid-19 in tutta Italia varia tra cento e duecento. In molte regioni la percentuale è zero. Gli italiani continuano a chiedere a tutti di rispettare le restrizioni: indossare le mascherine, mantenere la distanza, lavarsi le mani. E funziona. Da marzo le scuole non sono più state riaperte. Questa è probabilmente una delle grandi differenze tra Italia e Israele. Mi pare di capire che le scuole superiori in Israele abbiano funto da focolaio per la nuova ondata attuale. Qui, ovunque mi rechi, controllano la temperatura all’ingresso, e si rimane con le mascherine.

Dror-Eydar

Prosegue la serie di miei incontri con politici, intellettuali e opinion leader italiani. Questa settimana ho incontrato separatamente a pranzo due influenti giornalisti italiani. Le quasi tre ore di conversazione, sorseggiando del buon vino israeliano, ci hanno consentito di spaziare tra storia, cultura, filosofia e politica delle relazioni fra Europa e Israele e, naturalmente, di affrontare anche l’argomento del conflitto con i nostri vicini.

Dico loro che, se ci chiedessero di tracciare un ritratto completo di una persona, senza arrivare ai suoi lati meno visibili (anche la parte inconscia della sua personalità), come la biografia, i suoi sogni, i suoi desideri, il suo rapporto con genitori, famiglia e via dicendo, non verrebbe considerata una descrizione seria.

Lo stesso vale per le nazioni: per aggiungere un ulteriore livello di comprensione a quello esistente, dobbiamo andare alle storie fondanti, ai miti, ai libri di testo, alla religione, al proibito e al consentito, e a molto altro ancora. Lo stesso vale per l’Europa, e certamente anche per il Medio Oriente e i popoli arabi. Investo molto in questo, e inizio a intravvedere già i frutti di questi miei sforzi.

C’è molto lavoro da fare al riguardo. La stragrande maggioranza di coloro che si esprimono sull’argomento in Italia (e in Europa) non ha familiarità con i particolari. Un caro amico politico mi ha detto che, pur occupandosi di questi temi ormai da circa 25 anni, ogni volta che parla con me, impara ancora qualcosa di nuovo.

Ariel Bercovich

Cerco anche di raccogliere dei video che reperisco in rete, in particolare dall’importante sito web MEMRI, e poi il Dipartimento di Diplomazia Pubblica della nostra Ambasciata (guidato da Ariel Bercovich) aggiunge i sottotitoli in italiano (Dario traduce e li inserisce).

Si è tenuto un webinar molto importante a cui ho preso parte assieme al professore Walter Ricciardi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sul tema dell’innovazione, trasformazione digitale e tecnologie all’avanguardia nel settore sanitario per le emergenze, durante il quale i rappresentanti del Mafat (Direzione Ricerca e Sviluppo della Difesa Israeliana) hanno presentato le innovazioni e le invenzioni israeliane per affrontare il Coronavirus. Sin dall’inizio dell’epidemia abbiamo desiderato aiutare realmente l’Italia.

Walter Ricciardi

Purtroppo il prossimo anno dovremo convivere con il Coronavirus, è quindi importante poter riavviare l’economia prestando però attenzione ai contagi. Le invenzioni del Mafat possono cambiare il quadro in tutto il mondo. Ho avuto diverse conversazioni con Danny Gold, che guida il Mafat (la persona che sta dietro ad “Iron Dome”). È così che è nata la collaborazione. Abbiamo invitato anche la stampa, e spero che l’evento riceva la giusta attenzione. Stiamo preparando anche altri webinar con altre aziende tecnologiche.

Danny Gold,

Sono intervenuto poi a una conferenza di alcune serie organizzazioni che ci aiutano. Il titolo della conferenza era “La percezione di Israele in Italia e in Europa”. Nel corso del dibattito, cui ha preso parte anche l’eurodeputato Carlo Calenda, è stata presentata una recente ricerca sul livello di antisemitismo in Italia.

Carlo Calenda

Nel mio intervento ho scelto di parlare del nuovo antisemitismo, che si nasconde dietro l’antisionismo, e la cui essenza è l’opposizione all’esistenza di Israele come statoebraico.  Tra le varie cose, ho detto: “Il modo in cui Israele viene percepito in Europa è legato a profonde stratificazioni storiche, culturali e religiose, che sono alla base della civiltà occidentale. Come tutti sappiamo, esiste una simbiosi di lunga data tra il popolo ebraico e l’Europa. Il popolo ebraico è una creatura ibrida: religione e nazionalità sono legate in modo indissolubile.

Questa identità confonde, specialmente in un’epoca in cui ‘Stato e Chiesa’ sono separati, ma è un dato di fatto: si tratta di due lati della nostra personalità collettiva. Pertanto, l’opposizione alla nostra esistenza, sia in senso religioso sia in senso nazionale, rappresenta due facce della stessa medaglia.”

Sul cartello, accanto alla mappa che cancella Israele: “Hey Trump, questa è la nostra Palestina, vecchia e nuova”

“In epoca moderna, quando gli ebrei hanno cercato di integrarsi tra le nazioni in cui si trovavano, gli antisemiti dicevano che questo era impossibile, perché gli ebrei non sono solo una religione, ma un popolo, e quindi non poteva tollerare l’esistenza di un “popolo all’interno di un altro popolo”.

“Quando gli ebrei hanno fondato un loro movimento nazionale – il Sionismo – per tornare a casa a Sion, nella antica patria, per stabilirvi uno stato – ancora una volta, gli antisemiti dissero che questo era impossibile, ma stavolta perché gli ebrei non erano una nazione, ma solo una religione.”

Poi ho citato l’articolo 20 della Carta Nazionale palestinese   che afferma che gli ebrei non sono un popolo, ma solo una religione. Per cui, non hanno diritto alla propria terra, e non esiste alcun legame storico o religioso tra gli ebrei e la terra in cui sono giunti per caso … e questo articolo della loro Carta non è mai stato modificato.

Abu Mazen

Ho anche ribadito che tutto questo nega non soltanto le nostre radici nella terra d’Israele, ma nega anche le radici cristiane in essa, ricordando che, nella narrativa palestinese, si arriva ad affermare persino che Gesù fosse in realtà palestinese. L’ho sentito io stesso dalla bocca del capo dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, il quale ha anche più volte affermato che non avrebbe mai riconosciuto Israele come stato ebraico. E voi sapete perché.

Mercoledì prossimo mi recherò a San Marino, per presentare le mie Lettere Credenziali in qualità di ambasciatore d’Israele presso la più antica repubblica del mondo. Sarà un’opportunità per incontrare i suoi capi di stato e conoscerne la realtà e i suoi bisogni; magari possiamo essere d’aiuto. Spero di avere anche la possibilità di presentare le nostre posizioni, e magari riuscire anche a contribuire ad una loro maggiore comprensione della nostra regione. Spero di poter raccontare altro da lì.

Questa settimana è stato il 14 luglio, la festa nazionale della Francia. Ho chiamato l’ambasciatore francese in Italia, molto simpatico, per porgere i miei auguri. Tra le varie cose, gli ho parlato del poeta Charles Baudelaire e della Parigi di Napoleone III della metà del XIX secolo. Napoleone III la distrusse e la ricostruì.

Il primo libro che ho scritto parlava di Baudelaire e Alterman, di Parigi e Tel Aviv. Ho anche tradotto alcune poesie di Baudelaire. Ecco alcuni versi della sua bellissima poesia “Il cigno”, che mi emoziona ogni volta di nuovo (qui nella traduzione italiana di Antonio Prete):

Nathan Alterman

Charles Baudelaire

“… La vecchia Parigi ormai scompare

(d’una città la forma veloce si rinnova,

più rapida, ahimè, del cuore d’un mortale);

… Parigi cambia, e niente la mia malinconia

ha mutato: palazzi nuovi, pietre, travi,

vecchi sobborghi, tutto per me è allegoria,

e i miei cari ricordi più che rocce son grevi.”

Quanto a me, sul piano privato, scaccio la nostalgia con il lavoro e la scrittura. Nel frattempo, a inizio luglio, mi sono trasferito nella nuova residenza dell’Ambasciatore. Molto più bella ed elegante. È necessario fissare molte mezuzòt, per cui ho iniziato a fissarle un po’ alla volta (guardate il video), per trarne benedizione.

Ho letto agli amici non ebrei la prima parte dello Shemà, in cui è scritto: “Li scriverai sugli stipiti (mezuzòt) della tua casa e sulle tue porte”. Ho spiegato loro che cosa c’è scritto sulla pergamena, mostrando anche un video su come lo scriba rituale scriva la pergamena che viene poi riposta dentro la mezuzà. Per attingere forza e spirito dalle sorgenti dell’eternità.

 

 

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