La vita è bella

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di Franco Meda –

«Io pensavo che la vita fuori era bella, e sarebbe ancora stata bella, e sarebbe stato veramente un peccato lasciarsi sommergere adesso» ha scritto in “Se questo è un uomo” Primo Levi. E prendendo spunto da questa riflessione nacque “La vita è bella”, un film di Roberto Begnini che vinse tre premi Oscar, la storia di uomo ebreo ilare e giocoso, che – deportato insieme alla sua famiglia in un lager nazista – cerca di proteggere il figlio dagli orrori dell’Olocausto facendogli credere che tutto ciò che vedono sia parte di un fantastico gioco in cui dovranno affrontare prove durissime per vincere il meraviglioso premio finale.

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Roberto Benigni, “La vita è bella”

L’Olocausto è stato l’orrore che conosciamo. Ma guardano la foto della piccola Maya bella come il sole tra le braccia di nonno Josef con nonna Lea, davvero ritorna in mente che la vita a volte può anche essere bella.

Josef e Lea sono sopravvissuti alla Shoah, dopo la guerra emigrarono in Israele giurando di compiere la loro “vendetta” contro i nemici di Israele, una vendetta nel nome dell’amore: avere una grande famiglia. E così vengono ritratti oggi col sorriso sulle labbra, una immagine di serenità e, nonostante tutto quello che hanno sofferto, di serenità. Oggi Josef e Lea hanno sei figli, trentasei nipoti e trenta pronipoti.

 

 

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