L’accordo e il coraggio

di Niram Ferretti

“È tragico che Netanyahu non abbia colto il momento, né abbia raccolto il coraggio di applicare la sovranità anche a un solo centimetro della Terra di Israele”, ha dichiarato Naftali Bennett, aggiungendo, “Ha mancato un’occasione che si presenta una volta sola in un secolo”

Niram Ferretti

Difficile dargli torto. “Coraggio”, è la parola chiave qui, ma è una dote che non appartiene al makeup politico di Netanyahu. Molto intelligente, scaltro, spregiuducato, abile tessitore di accordi internazionali, tutte doti indubbie, ma il coraggio politico no, non gli appartiene. Non è Begin, non è Sharon.

Ora tutti, o quasi tutti, si spellano le mani per applaudire al fatto che gli Emirati arabi abbiano concesso a Israele un’apertura di credito. E’ un fatto positivo, indubbiamente, ma il problema di Israele non sono mai stati gli Emirati arabi. In ogni caso la richiesta per questa concessione, (evidenziamo il termine “concessione”) è che Israele metta in naftalina la propria intenzione di estendere la sua sovranità su una parte della Cisgiordania.

Lo ha scritto chiaramente l’ambasciatore degli Emirati a Washington, Yusef Al Otaiba, il giugno scorso. Il succo del suo discorso è stato, “Noi vi veniamo incontro ma voi dovete rinunciare all’annessione”.

Yusef Al Otaiba

Come ha evidenziato Seth Frantzman sul “Jerusalem Post”: “In questi anni era risaputo che Israele e gli stati del Golfo si stavano avvicinando. La visita del primo ministro Benjamin Netanyahu in Oman nel 2018, le discussioni sull’Accordo del secolo in Bahrain nel 2019, la Conferenza sul dialogo di Manama e altri incontri hanno indicato che le intese erano appena dietro l’angolo. Tuttavia, il quadro generale è sempre stato che le intese si potevano stabilre solo con una sorta di concessione da parte di Israele. Questo è stato il modello abituale per i passati accordi di pace, quindi gli Emirati Arabi Uniti avevano bisogno di qualcosa da mostrare per giustificare la loro decisione di procedere”.

Frantzman ha il pregio di dire una cosa fondamentale, il modello per i passati accordi di pace, da Camp David, a Oslo a Gaza, è stato che Israele facesse generosamente la mossa principale. E così ha fatto. Solo con l’Egitto è arrivata la pace, ma è sempre una pace sospesa, con Oslo e Gaza si è visto come è andata. Gli Emirati non sono in guerra con Israele, ma, anche loro, hanno voluto che Israele rinunciasse a qualcosa di importante, e così è stato. Per un bene maggiore. Ecco sì, quello che verrà se verrà. Intanto l’estensione di sovranità è stata archiviata.

Il termine usato nel comunicato ufficiale dell’accordo raggiunto è “sospensione”. Sì. Funziona così. Non si può dire che l’estensione di sovranità è stata cassata, sarebbe troppo forte e Netanyahu pagherebbe un prezzo politico piuttosto alto. Bisogna usare un linguaggio soft.

Ma, basterebbe un po’ di buonsenso e di logica. Se l’apertura nei confronti di Israele da parte degli Emirati e i futuri reciproci vantaggi (vedremo) è subordinata alla rinuncia dell’estensione di sovranità israeliana in Cisgiordania, è chiaro che qualora Israele dovesse metterla in atto, gli Emirati porrebbero fine alla loro concessione.

 

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