L’Alta Corte israeliana
“Netanyahu può candidarsi
alla guida del Paese”

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Benjamin Netanyahu

di Francesca Paci –

Benjamin Netanyahu incassa il via libera dell’Alta Corte israeliana che risponde negativamente all’interpellanza dei un gruppo d’intellettuali convinti di poter fermare la potenziale vittoria elettorale di un premier ancora molto popolare appellandosi ai suoi guai con la giustizia. La petizione chiedeva d’impedire a Netanyahu, incriminato con l’accusa di corruzione e frode, di ricevere l’incarico per formare un nuovo governo dopo il voto parlamentare di marzo, il terzo in meno di un anno.

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Francesca Paci

Secondo i magistrati, che pure hanno riconosciuto «la fondamentale importanza dell’istanza», la tempistica è «prematura» e la questione è troppo teorica per essere affrontata prima del risultato delle urne. Una eventuale decisione al riguardo potrebbe essere presa, casomai, quando Netanyahu dovesse essere reincaricato.
 E’ la seconda volta in poche settimane che Bibi schiva il colpo delle opposizioni, tentate dalla via giudiziaria nella difficoltà di percorrere quella politica.

A metà dicembre la medesima Alta Corte aveva decretato che potesse restare alla guida dell’esecutivo fino alle prossime consultazioni, respingendo il primo dei ricorsi presentati contro il premier dopo l’incriminazione, il 21 novembre scorso.

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Alta Corte israeliana

In quel caso era stato lo stesso procuratore Avichai Mandelblit, l’accusatore di Netanyahu, a sostenere l’insussistenza della domanda di dimissioni convincendo il tribunale, non nel merito ma nella forma, e condannando la sconfitta Ong “Movement for the Quality of Government in Israel” a pagare le spese processuali.

Netanyahu riparte dal 2020. Il primo gennaio il premier, da poco confermato alla guida del Likud con il 72% dei consensi, ha annunciato in televisione che si avvarrà dell’immunità parlamentare, ritardando il momento in cui potrebbe cominciare il processo a suo carico.

Avichai Mandelblit

Avichai Mandelblit

Se l’immunità gli sarà concessa, ha sottolineato, avrà comunque un carattere temporaneo, al termine del quale Bibi intenderebbe presentarsi di fronte ai giudici per smontare le accuse mosse contro di lui.
 Israele è politicamente ancora in mezzo al guado, in attesa di un ulteriore voto che faccia chiarezza sulla guida del Paese, mentre nella regione rimbombano i venti della guerra a distanza tra Teheran e Washington.

A prescindere dalla maggioranza eletta alla Knesset, però, l’attenzione è tutta sull’Iran, con cui, ha ammesso il Capo di Stato maggiore Aviv Kochavi, “l’esercito si sta preparando ad uno scontro limitato”.

                                                                           (Stampa)

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