L’analisi di Sergio Della Pergola
“Gerusalemme capitale bi-nazionale”

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di Margherita Borsa –

Al Tempio italiano in Rechov Hillel a Gerusalemme si é svolta la conferenza del Professore Sergio Della Pergola dal titolo “Mezzo secolo di ricordi un Oleh Hadash (in ebraico: nuovo immigrante): incontri, guerre e altre esperienze”, alla quale arrivo in ritardo poiché i mezzi pubblici erano immersi in un traffico intenso complici anche i preparativi di messa in sicurezza della città per l’arrivo di molti capi di Stato per l’anniversario del 75° anno della della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz. La conferenza è già iniziata e mi godo in toto il racconto sapientemente esposto dal Professore Della Pergola senza prendere appunti. Mi rendo conto che è un vero peccato non riportare le sue parole e a fine conferenza, gli chiedo un appuntamento e lo ottengo

 

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Margherita Borsa

Sergio Della Pergola nasce a Trieste nel 1942 che lascerà molto presto per via delle leggi razziali e si trasferirà a Firenze con i suoi genitori da dove, con la complicità di alcuni “Giusti tra le Nazioni” riesce a raggiungere la Svizzera. Questo episodio sarà complice del suo impegno per onorare l’attività di aiuto da parte dei “buoni” nei confronti degli ebrei, tant’è che è membro della Commissione Yad Vashem per la proclamazione dei Giusti tra le Nazioni.

Nella sua famiglia non torneranno più 14 familiari stretti. Rientrerà dopo la guerra, con la sua famiglia, in Italia, prima a Trieste dove la casa è stata svaligiata, per cui si stabilisce a Milano dove il padre, Massimo, ritrovò lavoro come giornalista sportivo alla Gazzetta dello Sport. Anche il nome di Massimo Della Pergola fu ed è nome noto in quanto fu l’ideatore del concorso pronostici SISAL, nato con l’intento di raccogliere denaro per la ricostruzione degli stadi italiani distrutti durante il conflitto mondiale, e lanciato nel 1946 con altri due colleghi conosciuti durante l’internamento in Svizzera. Il concorso non ebbe grande eco per alcune settimane fino a che non di venne una vera febbre nazionale. E a questo punto fu nazionalizzato soprattutto per iniziativa dell’allora giovane Giulio Andreotti, che ne vide il potenziale per far incassare allo Stato ricavi stratosferici. Ma all’inventore nulla fu riconosciuto se non dopo anni e dopo processi intentati da cui riuscì a farsi riconoscere il brevetto.

Intanto Sergio Della Pergola si laurea nel 1966 in Scienze politiche all’Università di Pavia e subito dopo vuole realizzare il suo sogno di sionista facendo aliyah in Israele a Gerusalemme, nel dicembre 1966 per iniziare gli studi di dottorato presso l’Università Ebraica. Dopo pochi mesi, nel giugno 1967 scoppierà la Guerra dei 6 giorni.

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Il Professore racconta che proprio poco il suo arrivo a Gerusalemme il giorno di Yom hazmaut del ‘67 fu testimone della parata militare che si svolse nello stadio dell’Università, nella quale si vedevano sfilare militari appartenenti ai vari corpi militari e chiudeva la parata la presenza di due camionette con ognuna un minuscolo cannoncino. Lui e gli studenti che andarono a vedere la parata furono delusi nel vedere una parata così scarna, e quasi derisero ciò che videro.

Bene, non c’era molto da ridere, perché la sera stessa proprio la presenza di quei due cannoncini fu causa di denuncia della Guirdania all’ONU per violazione del Trattato di armistizio del 1948, Guerra di Indipendenza, che decretava Gerusalemme città demilitarizzata. In parole povere, non ci dovevano essere “armi pesanti”. La denuncia scatenò una serie di reazioni: la chiusura da parte dell’Egitto degli stretti di Tiran a sud del porto di Eilat sul Mar Rosso alla navigazione e agli scambi commerciali di Israele, e l’allontanamento delle forze armate dell’ONU lungo il confine della striscia di Gaza ed il Sinai, facendo si che ci fosse il diretto contatto delle forze militari israeliane e egiziane. Entrambe le situazioni erano una esplicita dichiarazione di guerra. Dopo diverse settimane di nervosa attesa, il conflitto divampò velocemente e si concluse in modo altrettanto veloce con la vittoria di Israele che occupò i territori del Sinai, della Cisgiordania, e del Golan e, cosa di valore immenso, di Gerusalemme con il Kotel. Gerusalemme torna ad essere città di tutti!

Durante questa fase il contributo del giovane Sergio non è che marginale, in quanto non viene arruolato, essendo da poco arrivato in Israele. Ma non sarà così nel 1973 nella guerra di Kippur, nella quale contribuirà come tutti, anche se con compiti non particolarmente pericolosi.

La vita del professore in Israele fu, ed è, particolarmente ricca di gratificazioni professionali. Dopo il conseguimento del dottorato la sua carriera progredì fino ad ottenere la cattedra di professore ordinario di demografia all’Università Gerusalemme e la collaborazione con molte università in tutto il mondo. È stato anche consulente del governo per la sua competenza ‘sugli studi demografici sulla popolazione della diaspora’, e ha fatto parte di molte rappresentanze che lo hanno portato ad essere presente e testimone di molti passaggi importanti che hanno cadenzato la crescita di Israele. Nel corso degli anni ha incontrato personalmente molti dei principali protagonisti della scena politica in Israele e si è fatto una opinione personale del loro carattere e delle loro capacità.

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Professore Della Pergola, quale è il suo stato d’animo nel vedere i cambiamenti della città di Gerusalemme,

“Non sono euforico, ho atteggiamento pragmatico: Gerusalemme è città di tutti! Per 19 anni, dal 1948 al 1967, il clima che serpeggiava era costellato di continue scaramucce tra le parti, con la Guerra dei 6 giorni, si è tornati alla semi-normalità. Gerusalemme negli anni è cresciuta, si è espansa. Israele ha avuto un’impennata economica interrotta dalla Guerra del Kippur. La crisi si è protratta per una decina d’anni. Ma dopo gli accordi di Oslo e l’arrivo di un milione di imigranti ebrei dall’ex-Unione Sovietica intorno agli anni ‘90 vi è stata una grande crescita economica e sociale. C’è ancora molto da fare, soprattutto da un punto di vista politico ed in particolare qui a Gerusalemme. Le mie proiezioni demografiche, fatte una ventina di anni si sono realizzate con minimo margine di errore, e fotografano la situazione con un indice di fecondità attuale pari a 3 figli in media, in Italia l’indice corrisponde a meno di 1.5. Oggi in Israele la percentuale di popolazione ebraica è intorno all’80% mentre nella città di Gerusalemme supera di poco il 60% includendo anche i quartieri arabi.”

Il significato di questi numeri?

“Questi dati rappresentano una sfida nel senso che va chiarito quale sarà la futura identità culturale e olitica di Israele e che cosa si debba fare per migliorare le cose per raggiungere un’equilibrio politico stabile. La popolazione araba in Israele, al di là delle sue rivendicazioni nazionali, preferisce in maggioranza collaborare con la popolazione ebraica. I cittadini arabi sono pienamente rappresentati in parlamento, ma i residenti arabi di Gerusalemme rifiutano di votare e quindi manca una loro rappresentanza nel consiglio comunale della capitale.”

Mi scusi, come è possibile?

Premettendo che il popolo arabo ha gli stessi diritti degli ebrei e che il diritto di voto è riconosciuto ad entrambe le parti, se gli stessi arabi non esercitano il diritto di voto come atto di protesta dal 1967, finiscono col perdere i loro rappresentanti che potrebbereo meglio tutelare i loro diritti.”

Quindi, cosa si augura?

Mi auguro che sia definita l’identità della città perché sia città di tutti. Queste, a mio parere, le tre grandi opzioni:

1.  Gerusalemme grande città di tutti aperta a tutte le religioni

2.  Gerusalemme capitale bi-nazionale per ebrei e arabi

3.  Gerusalemme grande capitale degli ebrei della città, dello Stati d’Israele e della diaspora ebraica.”

“In un certo senso tutte queste opzioni sono già realizzate in pratica. In realtà mi auguro che si arrivi alla soluzione politica dove tutti e tre i punti possano essere compresi. Purtroppo non sono così ottimista proprio per il fatto che la parte araba non esercitando il diritto di voto ostacoa la sua realizzazione.”

Ma dopo 50 anni cosa frena gli arabi a non cambiare atteggiamento, anche perché esercitare il diritto al voto sarebbe tutto a loro vantaggio?

“Perché purtroppo sempre e comunque esise il ricatto della ‘lunga mano’ del terrorismo islamico. Quindi per un effettivo cambiamento ci vuole la collaborazione araba. La decisione spetta a loro.

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